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I russi si privano del cibo italiano (causa embargo), ma non del lusso italiano: i casi Malo e Cavalli

Si parla tanto di stretta sugli investimenti russi in Europa, di relazioni avvelenate dalla crisi Ucraina (proprio oggi è stato annunciato dal governo di Kiev l’invasione di 1000 militari russi nel territorio ucraino) e dal comportamento contraddittorio del presidente Vladimir Putin, ma alla fine il business è business. Così se da una parte l’embargo alimentare sembra aver prodotto qualche effetto (i russi per fare un esempio sono grandi consumatori di bistecche e un’azienda come Cremonini ha relazioni commerciali consolidate a Mosca), dall’altra per tutti gli altri settori sembra continuare l’età dell’oro quanto ad attivismo di Mosca. Che dire dell’annuncio dell’altro ieri, fatto a una grande festa a Saint Tropez, residenza di lusso dei magnati russi? All’evento mondano il miliardario del retail russo Sergey Lomakin ha annunciato l’acquisto di una quota azionaria del re del cashmere italiano Malo. E, per continuare, Vtb Capital (braccio della maggiore banca statale russa) sta trattando per comprare la maison Roberto Cavalli. Insomma, i russi possono privarsi degli spaghetti italiani, ma non del lusso italiano.