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I giochi di Sisal verso la quotazione in Borsa: pro e contro dell’Ipo

Sisal si prepara ad approdare in Borsa. Il 18 sarà il primo giorno di quotazione per la società, attiva nel settore dei giochi e dei servizi di pagamento. Si tratta di un nuovo collocamento dei private equity dopo l’Ipo di Cerved, la società controllata da Cvc. Le azioni oggetto dell’offerta verrano vendute da Gaming Invest, una sarl che fa capo a Permira, Apax e Clessidra, i private equity entrati nell’azienda nel 2006. Oltre alla quota di titoli ceduti, ci sarà però una parte dell’offerta in aumento di capitale. Come nel caso di Cerved, anche in questo caso l’Ipo servirà quasi totalmente a ridurre il debito bancario: con la cancellazione di 460 milioni da parte dei private equity e con i proventi dell’aumento di capitale da 180-220 milioni, che per due terzi serviranno sempre a ridurre l’esposizione. L’Ipo di Sisal (curata da Lazard e Linklaters come advisor finanziario e legale e da un pool di banche costituito da Deutsche Bank, Ubs, Banca Imi e Unicredit) prevede un’offerta di 77,5 milioni di azioni: il 59,16%, cui si potrebbe aggiungere un 15% in caso di esercizio della greenshoe. La forchetta di prezzo fissata per l’Ipo è tra 6,30 e 7,70 euro. Il prezzo verrà reso noto il 14 luglio. Il collocamento agli istituzionali è partito ieri (con la conferenza di presentazione del management guidato dal Ceo Emilio Petrone), mentre l’offerta pubblica inizia oggi.
Nell’Ipo ora bisognerà considerare i punti di forza e di debolezza. Sisal è uno dei leader di mercato nei giochi in Italia, settore in salute. Inoltre resta una equity story di crescita. La società genera un’elevata quantita di cassa ogni anno: 80-90 milioni e ha una tipologia di business prevedibile. L’Ipo permetterà inoltre di ridurre in modo drastico l’indebitamento (a 430-470 milioni) e di far scendere gli oneri finanziari (oggi almeno 46 milioni l’anno). Quindi si dovrebbe liberare cassa che non sarà più a servizio del debito, ma dedicata alla crescita (anche tramite acquisizioni) e, forse, ai dividendi.
Tra i fattori di rischio elencati nel prospetto c’è però proprio l’indebitamento lordo «significativo», pari a 1,21 miliardi al 31 marzo, e che «rimarrà significativo» anche a seguito della quotazione. C’è da dire che con l’attuale generazione di cassa, il management ritiene che il rischio sia minimo tanto che ieri Petrone in occasione dell’apertura del roadshow ha precisato di non ritenere «il debito eccessivo», ritenendo i numeri in linea con il mercato. Altro fattore da considerare sono i rischi sanzionatori tipici dei giochi. Sisal ha chiuso gli ultimi tre esercizi in rosso (tornerà in nero» nel 2015) per effetto di operazioni passate, come la multa comminata dalla Corte dei Conti a tutte le società del settore. Al momento non sono però in corso altri contenziosi. Inoltre c’è un rischio regolatorio tipico delle concessioni (come ad esempio un aumento delle tasse sulle attività affidate dai Monopoli di Stato).