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Carige, riassetto al via: Bonomi pronto all’offerta per il 20 per cento

La Fondazione Carige ottiene l’autorizzazione dal Tesoro per scendere dal 43,4% al 19% della banca genovese. Si apre dunque il rush finale per la cessione della quota (circa un 24%) agli investitori che si sono fatti avanti direttamente o che si sono mostrati interessati con l’advisor dell’ente, Banca Imi.

Il tempo a disposizione per cercare partner è tuttavia poco visto che è già stato deciso che l’aumento di capitale da 800 milioni di euro della banca guidata da Piero Montani partirà il prossimo 15 giugno.
Uno degli investitori in campo è la Investindustrial di Andrea Bonomi, che starebbe finalizzando un’offerta per circa il 20% delle azioni in mano alla Fondazione. La proposta sarebbe complessa e proprio Bonomi assieme ai suoi advisor avrebbe avuto nelle ultime settimane diversi incontri con i vertici della Fondazione: incontri nei quali avrebbe esposto il suo progetto con l’obiettivo di stringere un’alleanza con l’ente che dovrebbe restare comunque con una quota importante della banca.
Altri pacchetti, più piccoli, potrebbero essere comprati da investitori stranieri. In trattativa ci sarebbero alcuni fondi statunitensi, in particolare hedge fund. Non è inoltre da escludere che, ottenuta l’autorizzazione del Tesoro, ora la Fondazione con il proprio advisor Banca Imi valuti la cessione direttamente sul mercato di piccole quote della banca, un po’ come fatto dalla Fondazione Mps nello scorso mese prima di arrivare al riassetto definitivo della banca senese.
Sarebbe insomma questo il piano con il quale la Fondazione, costretta a scendere nell’azionariato dopo il pressing del Tesoro e per l’incapacità di partecipare all’aumento di capitale da 800 milioni, cercherà di risolvere i suoi problemi, mantenendo però un’influenza sulla banca grazie alla ricerca di un partner gradito.
Alla finestra ci sarebbero poi altri soggetti, direttamente collegati a Carige anche sul versante territoriale: uno di questi è la famiglia Malacalza che tuttavia starebbe per ora solo guardando il dossier ma non avrebbe fatto alcuna avance concreta.
E lo stesso potrebbe valere per il gruppo Gavio che possiede una piccola quota di Carige legata in un patto che controlla il 6% del capitale e che vede, tra gli altri partecipanti, Coop Liguria, le Fondazioni Carisavona, Carcarrara e Carilucca. Questo gruppo di azionisti potrebbe incrementare la propria quota, ma solo in sede di aumento di capitale, che dovrebbe essere seguito con buone probabilità pure dai francesi di Bpce che detengono il 9,9% dell’istituto genovese.