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Risanamento, Zunino vuole 2 immobili francesi e pensa all’Opa sulla societa’ (svuotata)

Non si ferma la querelle su Risanamento. Luigi Zunino, che per mesi ha provato a riconquistare la sua ex-azienda avviando anche cause legali contro l’attuale board, ha inviato alla società immobiliare milanese un’offerta per 2 degli immobili del patrimonio parigino, per la cessione del quale è stato sottoscritto dal board di Risanamento un contratto con il gruppo Olayan- Chelsfield.
La risposta del Cda di Risanamento è arrivata con un comunicato in cui il cda ha ritenuto l’offerta presentata da Zunino per i due immobili parigini (gli stabili di Avenue Montaigne e St. Florentin) «di interesse per la società» e ha quindi deciso di «accettare la proposta» a patto che il gruppo Olayan acconsenta a modificare entro l’8 aprile gli attuali accordi che prevedono la cessione dell’intero portafoglio francese ai sauditi. Il 31 gennaio, infatti, Risanamento si era impegnata a vendere i nove immobili francesi in suo possesso a Olayan per 1,25 miliardi e l’esecuzione degli accordi doveva arrivare entro il 4 aprile. Dunque solo se ci sarà il via libera del gruppo finanziario saudita, Zunino potrà acquistare i due palazzi francesi. Il Cda di Risanamento ha dato infatti il suo via libera, a condizione che l’operazione trovi il benestare di Olayan con il quale è già stato firmato un accordo. È il caso di ricordare che proprio Zunino da mesi accusa il Cda di Risanamento di azioni illegali e per questo motivo ha chiesto come socio di minoranza un’azione di responsabilità (nell’ordine del giorno della prossima assemblea) contro gli attuali amministratori della società guidata da Claudio Calabi e posseduta dalle banche. Ora probabilmente, se l’offerta di Zunino venisse accettata, proprio quell’azione di responsabilità sarà ritirata. Ma come potrebbe effettuare l’operazione Zunino? Le strade sono due: potrebbe comprare direttamente i due palazzi (al prezzo di 195 milioni finanziati in parte dal Banco Popolare) oppure fare un’Opa su una Risanamento svuotata di gran parte del patrimonio francese e di Santa Giulia (che andrebbe alle banche). La seconda strada prevederebbe infatti un’offerta, volta al delisting, su una società contenente i due palazzi francesi d’interesse e forse un po’ di cassa. Questa operazione permetterebbe di rispettare le direttive decise dal Tribunale di Milano in base all’articolo 182 bis della legge fallimentare e di soddisfare anche gli azionisti di minoranza.