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La “bad bank” di Intesa Sanpaolo dovrà cercare investitori interessati

Un progetto ancora in fase preliminare. La bad bank di Intesa Sanpaolo, secondo indiscrezioni raccolte, sarebbe ancora un piano in corso di definizione da parte del management di Intesa Sanpaolo. Secondo il Financial Times, l'a.d. Carlo Messina e il presidente Giovanni Bazoli discuteranno il tema con gli azionisti nelle prossime settimane e il progetto potrebbe entrare a far parte del piano industriale che sarà presentato il 28 marzo. L'idea sarebbe quella di creare una bad bank interna in cui far confluire una parte dei 55 miliardi di euro di crediti in sofferenza dell'istituto.
Tuttavia l'argomento, al di là delle speculazioni, sembra assai complesso. Creare una bad bank, in cui unire miliardi di sofferenze che spesso hanno origini diverse (immobiliari, su mutui ma anche crediti corporate non più esigibili) non è facile. Soprattutto per creare un veicolo di questo tipo, serve poi avere le competenza per gestire il portafoglio di sofferenze, professionalità che spesso le grandi banche internamente non posseggono. E ancora: una bad bank, per creare il massimo valore per chi la crea, può essere poi venduta (in tutto o in parte) a un gruppo finanziario che fornisce equity, cioè capitali. Il caso emblematico è Unicredit che sta cedendo il controllo della Unicredit Credit Management Bank (Ucmb) a investitori finanziari. In corsa ci sarebbero per la controllata di piazza Cordusio, alcuni grandi fondi come Cerberus e Marathon. Insomma, per il progetto di Intesa Sanpaolo la strada sembra ancora lunga.