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L’acqua Sangemini sull’orlo del fallimento

Ormai sembrano al lumicino le speranze di salvare dal fallimento l'acqua Sangemini, uno dei marchi storici delle grandi acque minerali italiane. Nelle ultime ore un creditore, secondo quanto riporta Il Giornale dell'Umbria, avrebbe fatto un'ingiunzione di pagamento per 300mila euro all'azienda. Le speranze di salvare il gruppo umbro, il cui fascicolo e' al Tribunale di Terni, sono ormai poche. Anche l'offerta del gruppo Norda come possibile compratore sembra ormai tramontata. Una fine triste per un marchio storico delle acque minerali, che negli ultimi anni e' passato da una proprieta' all'altra (dalla Hopa di Emilio Gnutti fino al gruppo napoletano di armatori Rizzo Bottiglieri che l'ha acquisita nel 2006) con una gestione sempre piu' problematica. Resta una domanda tra gli addetti ai lavori: come mai i grandi marchi italiani falliscono, mentre una multinazionale come la svizzera Nestle' (proprietaria della San Pellegrino) ha fatto delle acque minerali una parte fondamentale del proprio business? Io avrei un'idea per la risposta, voi lettori cosa ne pensate?

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  • Alessandro |

    L’acqua è un prodotto a redditività relativamente bassa (lavoro per chi ne produce), ma diamine, far fallire un marchio, per di più storico e ben conosciuto (chi non associa sangemini al neonato felice?) nel paese al 3° posto nel consumo di acqua imbottigliata al mondo è veramente da disgraziati.
    E a rimetterci saranno (come al solito) quelli che lavorano, e non i soliti buffoni arraffoni che si fanno chiamare “imprenditori”.

  • Bill |

    Ma che domande… i grandi marchi italiani… sono italiani; la Nestlè è svizzera. Vuoi mettere la differenza?

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