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Ipo Moncler, ecco i pro e i contro dell’operazione per i risparmiatori

Moncler scalda i motori per l’approdo a Piazza Affari. Ormai la tabella di marcia è scritta: lunedì ci sarà la presentazione alla stampa, mentre l’offerta delle azioni è iniziata giovedì e si concluderà l’11 dicembre. Gli scambi inizieranno il 16. La valorizzazione indicativa è compresa tra 8,75 euro e 10,20 euro per azione: quindi la società guidata da Remo Ruffini potrebbe valere tra 2,187 e 2,550 miliardi di euro. Sarà collocato circa il 30% del capitale.
Una valutazione corretta? In caso di scelta del valore minimo dell’intervallo, Moncler si quoterà a 15,1 volte il rapporto tra valore d’impresa e margine operativo lordo 2012 (il cosiddetto Ev/Ebitda) e quoterà 26,5 volte gli utili 2012. Al contrario, se la scelta andrà sul valore massimo dell’offerta, la griffe dei piumini avrà un rapporto Ev/Ebitda di 17,3 volte e quoterà 30,9 volte gli utili.
Se si guardano altri gruppi della moda e del lusso, si può notare che Moncler punta a quotarsi con una valutazione leggermente più cara di Tod’s e Burberry, ma inferiore a quella di Prada e Salvatore Ferragamo e ben lontana dalle super-valutazioni di Brunello Cucinelli. Quindi la scommessa che fanno gli azionisti di Moncler (cioè Ruffini, Eurazeo e Carlyle) è che anche la griffe dei piumini potrà beneficiare dell’accoglienza finora favorevole che è stata accordata ai brand del lusso.
I punti di forza
Negli ultimi tre esercizi la società ha aumentato fatturato e margini, grazie ad una crescita organica del business e attraverso lo sviluppo della rete di vendita retail nei mercati internazionali: con diminuzione del peso dell’Italia dal 41,5% delle vendite 2010 al 26,2% nel 2012.
Al 30 settembre 2013, Moncler ha prodotto ricavi consolidati di 389 milioni con un Ebitda di 114,7 milioni. Nel 2012, i ricavi consolidati sono stati di 489,2 milioni, contro i 363,7 milioni nel 2011 e i 282,5 milioni nel 2010. L’incidenza dell’Ebitda sui ricavi evidenzia una crescita passando dal 32,1% del 2010 al 33% del 2012, per effetto della strategia di sviluppo del canale retail. Infine, il rapporto tra indebitamento finanziario netto e margine operativo lordo è in discesa negli ultimi due anni: dal 2,36 di fine 2011 all’1,42 di fine 2012 all’1,37 del 30 settembre 2013.
I punti di debolezza
Tuttavia ci sono anche alcuni fattori di rischio da prendere in considerazione. Il limite principale, per ora, è che il successo è legato a un unico prodotto, cioè i piumini Moncler, troppo poco, secondo alcuni operatori di Borsa, per sostenere nel tempo la crescita del gruppo. Inoltre Moncler non ha la diversificazione del business di altre maison più globali del calibro di Prada e Ferragamo.
È quindi presumibile che, per essere attraente, soprattutto agli occhi degli investitori istituzionali, la quotazione di Moncler dovrà presentare un prezzo a sconto rispetto alle maggiori società del settore quotate. Ultima nota sulla compagine post-Ipo: in caso di esercizio dell’opzione greenshoe, Ruffini Partecipazioni avrà il 31,9%, Eurazeo il 23,33%, Carlyle il 7,13% e il mercato il 30,73%.