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Ecco il piano di Poste Italiane per Alitalia

Poste italiane in campo per Alitalia. Il gruppo guidato da Massimo Sarmi contribuirà al salvataggio della compagnia di bandiera con risorse per 75 milioni di euro: una dote fondamentale che si unirà ai 200 milioni che saranno sottoscritti dagli attuali soci e agli altri 200 milioni concessi dalle banche, che si muoveranno anche sull’eventuale inoptato dell’aumento di capitale.
Ma come si spiega l’intervento tempestivo di Poste Italiane, che potrebbe entrare con una quota del 10-15%? Di certo, sulla discesa in campo ha giocato un ruolo decisivo la moral suasion del Governo-azionista. Di fronte a una cassa di Alitalia vanificata e con lo spettro della mancanza di continuità aziendale, Poste Italiane era infatti una delle ultime chance di salvataggio in mano a Palazzo Chigi.
Ma, a far propendere per questa scelta, sarebbe stata anche la natura stessa di Poste Italiane, che ormai è sempre più simile a un gruppo finanziario grazie a una forte diversificazione rispetto all’attività caratteristica di gestione del servizio postale: tanto che la maggioranza dei suoi ricavi oggi derivano da volumi di tipo non tradizionale.
Per fare un esempio l’inglese Royal Mail tra il 2002 e il 2012 ha visto il suo giro d’affari prodotto da attività non tradizionali passare dal 7,7% all’1,8 per cento. Per la francese La Poste si è passati dal 22,8% al 24,1 per cento. Per la tedesca Deutsche Post-Dhl la percentuale è rimasta in questi anni più o meno stabile al 47,3 per cento. Infine, per le Poste Italiane questa stessa quota è verticalmente salita tra il 2002 e il 2012 dal 50,5% all’80,7 per cento.
A giocare la parte del leone in questi anni sono stati i servizi bancari, finanziari e assicurativi, oltre a quelli digitali: garantiti soprattutto tramite la business unit Banco Posta e tramite la controllata Poste Vita, che ha archiviato nel 2012 ricavi record a quota 10,5 miliardi.
Basta qualche numero per capire l’entità del fenomeno Poste: con 312 miliardi di euro di risparmio postale, 5,9 milioni di conti correnti postali, 6,8 milioni di carte Postamat, 10,7 milioni di carte prepagate Postepay. E ancora: 55 miliardi di euro di riserve tecniche di Poste Vita, 4,7 milioni di contratti assicurativi e 35 milioni di operazioni finanziarie online l’anno.
Per un gigante finanziario come le Poste (con 24 miliardi di ricavi e un miliardo di utile netto) 75 milioni di intervento in Alitalia sono un piccolo investimento: un rischio che si può correre a fronte della difesa dell’orgoglio della sbiadita compagnia di bandiera? È vero che fino ad oggi chi ha messo soldi in Alitalia, li ha sempre persi, ma è anche vero che questa sembra davvero l’ultima occasione per risanare la società e, quindi, le Poste potrebbero almeno pareggiare l’investimento effettuato.
Ma c’è di più. Sarmi, in queste ore concitate precedenti all’intesa, avrebbe studiato assieme ai suoi tecnici anche le possibili sinergie, in termini di rotte e flotta, con la Mistral Air, compagnia fondata nel 1982 dall’attore Carlo Pedersoli (in arte Bud Spencer): Poste Italiane la possiede al 100% dagli inizi degli anni 2000, quando l’ha rilevata dall’olandese Tnt.
Proprio Sarmi, in questi anni, ha puntato su un modello di business per Mistral, i cui 8 aerei (tra i quali 4 Boeing 737) viaggiano 24 ore al giorno: di notte per portare la posta e la merce a destinazione e di giorno per portare passeggeri alle mete di medio raggio. Nel 2012 Mistral Air ha operato 10.000 voli. Tuttavia questi sforzi non hanno contribuito al bilancio di Mistral, colpita dalla crisi: nel 2012 con patrimonio negativo per 6 milioni (versando nella situazione di cui all’articolo 2482 ter del codice civile, cioè riduzione del capitale al di sotto del minimo legale), ricavi in discesa a 104 milioni, Mol negativo per 2 milioni e perdita netta di 8,2 milioni. Le Poste, lo scorso anno, hanno provato anche a vendere Mistral, ricevendo alcune manifestazioni d’interesse. Ora si scommette sulle sinergie con Alitalia, soprattutto sul lungo raggio verso le mete asiatiche, dove le Poste potrebbe assumere un ruolo di vettore commerciale grazie all’alleanza con Air France. Piani troppo ambiziosi? Sul futuro si vedrà. Per ora i 75 milioni di Poste salvano la continuità aziendale di Alitalia.