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Timone sale al 24,2% di Azimut: entra il fondo Peninsula. Ecco il piano del private equity

Timone Fiduciaria sale al 24,2% di Azimut Holding dal 16,4%.E, nell’operazione di riassetto, ha fatto ingresso il private equity Peninsula Capital (come anticipato dal Sole 24 Ore lo scorso 23 maggio). L’operazione complessiva è da circa 160 milioni: oltre 75 milioni (di cui 25 milioni in garanzia messi da Pietro Giuliani) da management, consulenti, gestori e dipendenti del gruppo e Pietro Giuliani, presidente del comitato direttivo del patto e di Azimut Holding, ha investito più di 26 milioni. Le azioni sono state acquistate a un prezzo medio di 14,37 euro. Peninsula, da parte sua, ha investito circa 60 milioni in Timone, con una partecipazione potenziale in Azimut Holding del 2,8% divenendo primo investitore istituzionale del patto con oltre il 10%. Peninsula concluderà un’operazione di acquisto a termine con Goldman Sachs attraverso la quale acquisterà circa 3,8 milioni di azioni Azimut, pari al 2,8%. Nomura ha assistito Timone come advisor e Intermonte nell’acquisto delle azioni. Timone è stata assistita, per i profili legali, da Latham & Watkins e AC Firm, mentre Peninsula da RCC e da Van Campen Liem. La banca finanziatrice di Timone, una piccola banca italiana, è stata assistita da Gitti and Partners.

Ma come mai Peninsula è entrata in Azimut? Il private equity punterebbe a replicare, con una quota di minoranza, l’investimento fatto in Italo. Infatti quello del risparmio gestito è un settore fortemente dinamico e si attendono futuri riassetti e consolidamenti tra i principali protagonisti.