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La candidata sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi, ospite del programma Rai "Porta a porta", condotto da Bruno Vespa, Roma, 01 marzo 2016. 
ANSA/GIORGIO ONORATI

Raggi fischiata agli Internazionali. Si avvicina il conto alla rovescia sul concordato dell’Atac

Oggi agli Internazionali d’Italia Virginia Raggi, sindaco di Roma e esponente del Movimento 5 Stelle, è stata per un attimo ripresa dalle telecamere del maxi-schermo del Foro Italico: una bordata di fischi si è alzata dagli spalti dell’impianto. La sindaca era stata invitata all’evento dal presidente del Coni Malagò, vicino al quale era seduta, e dall’organizzazione del torneo.

Il rapporto conflittuale con il pubblico romano al Foro ben rappresenta il momento che sta vivendo la città. Un evento come gli Internazionali di tennis, per assurdo, è una delle poche cose che funzionano a dovere nella capitale, dove i servizi sono ormai al dissesto.
Rifiuti per le strade, che continuano ad esserci malgrado qualche miglioramento, buche e crateri lungo i marciapiedi, mezzi pubblici perennemente in ritardo oppure rotti (come nel caso dei bus andati in fiamme), alberi che cadono in mezzo alle strade, Roma sotto la gestione Raggi è restata ben lontana in termini di efficienza dalle altre capitali europee, anzi è peggiorata. E ancor peggio vanno i conti della città e delle aziende comunali.

Ma quello che preoccupa di più sono i conti dell’Atac. Quel vaso di pandora maleodorante che è l’azienda dei trasporti di Roma. L’Atac è infatti tecnicamente fallita e non da ieri, almeno da un lungo decennio. Portare i libri in Tribunale, chiedere un concordato preventivo per tenere lontani i creditori pare l’unica cosa sensata da fare. Il 30 maggio ci sarà la sentenza del Tribunale fallimentare sulla possibilità o meno di fare il concordato. Inoltre se l’azienda non stipulerà entro 60 giorni una polizza fideiussoria da oltre 10 milioni di euro per assicurare il servizio di bus e metro a fronte del suo patrimonio netto negativo, potrebbe essere cancellata dal Registro delle impese.

Con debiti che valgono 1,35 miliardi, nessun flusso di cassa positivo a sostenerli come immaginare di poterli mai ripagare? Quei debiti sono frutto di decenni di malagestio industriale. Solo tra il 2014 e il 2015 l’Atac, il gigante dai piedi d’argilla con i suoi 12mila dipendenti che ne fanno la fabbrica (inoperosa) più grande della Capitale, ha messo a bilancio perdite secche per 220 milioni. Una media di 100 milioni l’anno.

Nel solo 2016 il valore della produzione si è assestato a 932 milioni di euro, con un margine operativo lordo di 82,6 milioni di euro, ma soprattutto con un risultato operativo pari -201,8 milioni di euro e un risultato netto in perdita per 212,7 milioni di euro, che sconta in misura significativa partite non ricorrenti per circa 170 milioni di euro tra svalutazioni e accantonamenti.

Ciò che impressiona è la cattiva gestione dell’azienda dei trasporti in questi anni. E anche con la gestione Raggi le cose non sono migliorate, anzi. Roma è una città turistica ed è inconcepibile che con il bacino di utenza possibile l’Atac abbia questi conti: colpa anche dell’altissima percentuale di persone che non paga il biglietto sui mezzi pubblici. E di mancanza assoluta di controlli. Chi vede mai un controllore sui bus romani?

Ma se si guarda all’Ama, l’azienda per la raccolta dei rifiuti la situazione è sempre pesante.

Nei conti della società che il Comune controlla al 100% ci sono crediti commerciali non ancora riscossi nei confronti di altre aziende pubbliche come Acea e Atac, verso il Campidoglio per la Tari non versata e persino 5,8 milioni di crediti fra cui spuntano soldi da incassare dalla Presidenza del Consiglio per il Giubileo del Duemila. Un evento di ben 18 anni fa. Dall’altro lato c’è un fardello da 1,6 miliardi di debiti di cui 502 milioni verso le banche, 224 verso i fornitori e 666 milioni verso il Campidoglio. Per la società pubblica l’unica magra consolazione sta nel piccolo utile del bilancio 2016 per 626 mila euro malgrado i ritardi nei pagamenti dell’amministrazione capitolina.

La situazione delle municipalizzate rischia poi di minare i conti stessi del Comune di Roma. Il Campidoglio ha con Atac un credito di quasi 500 milioni e un debito di oltre 330. Risultato finale? Il bilancio del Comune per ora tiene (in attivo di 239 milioni e mezzo) ma pesa l’incognita pesantissima del debito Atac. Insomma, il Campidoglio in versione 5 Stelle non ha ottenuto quanto promesso, anzi. Che sia un brutto segnale per il governo 5Stelle-Lega che verrà a livello nazionale?