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Milan, Mr Li alla disperata ricerca di capitali. Sul tavolo l’ulteriore prestito di Elliott

Una premessa è d’obbligo: mi scrivono in tanti per chiedermi se il Milan rischia di fallire di fronte alle difficoltà dell’azionista cinese Mr Li. Ebbene, la risposta è no con il punto esclamativo. Per l’ennesima volta devo ripetere che chi sta rischiando il default tecnico (è questo il termine finanziario) è Mr Li. Il default infatti capita quando un debitore non ripaga il suo debito al creditore. A quel punto il creditore può aggredire i beni del debitore oppure avviare la procedura di escussione del pegno. Cosa diversa, legalmente, è il fallimento che presuppone che ci sia un tribunale che lo dichiari. Quindi, per essere chiari, lo stesso Mr Li sta rischiando il default tecnico con la sua Rossoneri Sport, ma non il fallimento.

Fatta questa doverosa precisazione, cosa sta succedendo sotto il cielo milanista? Succede che Yonghong Li sembra prendere tempo sul Milan. Alla scadenza di ieri, formalmente indicata come dead-line per versare al Milan l’anticipo di dieci milioni richiesto dal club come parte della ricapitalizzazione da 38 milioni, non ci sarebbero state iniezioni di denaro tramite bonifici verso l’Italia o il Lussemburgo. Anche qui bisogna precisare. I 10 milioni sono stati richiesti dal Milan in una lettera inviata personalmente alla Rossoneri Sport. Per quale motivo? Il Milan ha bisogno di soldi per le sue esigenze di cassa (stipendi etc) e ha quindi chiesto un anticipo al suo azionista. Cosa diversa è la scadenza del 4 aprile, che era risaputa ed è quella per avviare l’aumento di capitale da circa 38 milioni, parte del secondo aumento da 60 milioni già deliberato dal Cda.

Ora cosa succederà? Nel contratto di finanziamento sottoscritto con Elliott ci sono alcune clausole che, se non rispettate, fanno scattare prima l’escussione del pegno. Fra queste c’è la clausola che l’azionista non fornisca alla società le risorse per la sua gestione ordinaria. Ovviamente non è che un minuto dopo la mezzanotte del 23 marzo la clausola scatta. Sono necessarie violazioni di un certo rilievo. Tanto che Elliott, nel caso Mr Li non facesse arrivare neanche nei prossimi giorni i 10 milioni, potrebbe sostituirsi a lui, prestando i 10 milioni al Milan. Ora per contratto nel caso Mr Li non restituisse questa somma entro 5 giorni, Elliott potrebbe avviare l’escussione del pegno.

Insomma, la vicenda è assai complessa dal punto di vista legale. Al di là degli aspetti tecnici cosa potrebbe dunque succedere? Le diplomazie sarebbero al lavoro e probabilmente l’uomo d’affari cinese potrebbe optare per accettare ad inizio settimana prossima il prestito offerto da Elliott per circa 35-38 milioni di euro, necessari proprio a coprire l’aumento di capitale richiesto all’azionista.

Mr Li in questa momento secondo i rumors sarebbe alla disperata ricerca di capitali ad Hong Kong. Se accettasse il prestito di Elliott, riuscirebbe a restare in sella momentaneamente al club, ma aumentando il peso del suo indebitamento verso Elliott: da 303 a 340 milioni circa. Sembra questa la soluzione più probabile alla vicenda, in quanto in questo modo l’uomo d’affari cinese potrebbe evitare di impegnarsi ulteriormente in Cina e ad Hong Kong in un’avventura, come quella milanista, dove ormai la sua proprietà sembra giunta al termine. Al contrario Elliott si rafforzerebbe maggiormente come creditore e di fatto inizierebbe una sorta di “commissariamento” del club che dovrà portare all’incontro con l’Uefa in aprile. Intanto sul fronte rifinanziamento Marco Fassone, David Han Li e Merrill Lynch avrebbero concluso il tour con i potenziali nuovi finanziatori. La richiesta sarebbe di circa 500 milioni di euro, spalmati tra il club (270 milioni) e la holding Rossoneri Sport (230 milioni). Gli incontri sarebbero tuttavia in una fase iniziale e sembra difficile che l’operazione di rifinanziamento possa essere pronta per l’incontro con l’Uefa di aprile.

Ps: una chiosa finale sulla holding Jie ande andata fallita in Cina. Mi fanno sorridere quelli che dicono che era ormai una società vuota e non collegata più alle proprietà di Li. Jie An de è sempre stata la holding personale di Mr Li con la quale faceva incursioni borsistiche indebitandosi con le banche per comprare azioni quotate. Ma per dimostrare quanto dico allego il documento, che già il Sole 24 Ore aveva anticipato in anteprima, delle attività che in aprile Mr Li aveva dato come garanzia a Fininvest. Ebbene come si può vedere, alla fine della seconda riga (Mr Li’s ownership) c’è il pacchetto azionario dell’11,39 per cento posseduto dalla Yie An de. Con annessa traduzione in cinese per chi avesse ancora qualche dubbio. Il nome come si vede nel documento compare eccome.