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Mossi Ghisolfi, ecco perché Versalis (Eni) se la vedrà con i colossi cinesi

Arrivano le manifestazioni d’interesse per il gruppo Mossi Ghisolfi. Secondo indiscrezioni si sarebbero fatti avanti formalmente il gruppo italiano Versalis, controllato da Eni, e diversi gruppi industriali europei ed asiatici. Interessate alle attività italiane potrebbero essere anche alcune grandi compagnie petrolifere, come Total.
La decisione del gruppo guidato da Marco Ghisolfi e presieduto dal padre Vittorio, che ha un fatturato di oltre 1,9 miliardi di dollari, si inserisce nell’ambito dei due piani di ristrutturazione del debito, uno negli Usa e uno in Italia, volti a riequilibrare la situazione finanziaria e individuare nuovi investitori.
Il colosso di Tortona è storicamente un gruppo leader nell’innovazione applicata al settore del Pet, dell’ingegneria e dei prodotti chimici rinnovabili derivati da biomasse non alimentari. In vendita sono così finite sia le attività italiane, sia quelle americane, queste ultime focalizzate sul Pet. Il gruppo è infatti tra i maggiori produttori di Pet al mondo, con una capacità di quasi 1,6 milioni di tonnellate all’anno, con impianti in Brasile, Messico e Stati Uniti.
Negli Usa la società è finita in Chapter 11 e ne è nato un processo gestito dall’advisor Rothschild e dagli studi legali Allen&Overy e Jones Day. Per gli asset americani avrebbero mostrato interesse il gruppo thailandese Indorama, quello indonesiano Reliance Industries e i messicani di Alpek.
Al contrario per il business italiano, dove sono advisor Mediobanca e Gianni Origoni Grippo Cappelli oltre allo studio della commercialista Stefania Chiaruttini, è stata accettata dal tribunale di Alessandria la domanda di concordato in continuità.
Per le attività tricolori avrebbero manifestato interesse Versalis (che sarebbe affiancata dall’advisor strategico Boston Consulting), e alcuni big del settore petrolifero, come Total, fino a gruppi cinesi, tutti interessati a entrare in possesso della nuova tecnologia sviluppata da M&G.
Secondo i rumors l’asta per gli asset italiani sarebbe ancora alla fase delle proposte non vincolanti, ma nelle prossime settimane scatterà l’accesso alla data room per le offerte giudicate piu interessanti e verrà fissata la scadenza per la presentazione delle offerte vincolanti.
La crisi di Mossi Ghisolfi è nata per i costi crescenti dello stabilimento di Corpus Christi in Texas, con una crescita del debito finanziario a 1,8 miliardi a fine 2016 dagli 1,2 miliardi di fine 2015.
Il debito delle attività italiane tocca i 500-600 milioni di euro, di cui circa 200 milioni verso istituti italiani (tra i quali Unicredit, Intesa Sanpaolo, BancoBpm). Negli Usa, invece, il debito (in particolare verso grandi banche come BofA Merrill Lynch e Deutsche Bank) sarebbe di circa un miliardo di dollari.