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Sulla possibile fusione Oi-Tim Brasil irrompono anche le “locuste” Usa. Le attese su A&t e la competizione Mosca-Washington

Ci mancavano le “locuste” americane. Ora spunta il mega-fondo statunitense nel “samba brasiliano” con speculazioni che ogni settimana vedono coinvolte Tim Brasil (controllata di Telecom Italia) e Oi, cioè l’ultima delle companie telefoniche carioca (e anche la più piccola per dimensioni): secondo O Globo all’unione tra Oi e Tim Brasil sarebbe infatti interessato anche Cerberus Capital Management, dove lavora Ricardo Knoepfelmacher, in passato capoazienda di Brasil Telecom. Proprio da Brasil Telecom, con una serie di passaggi azionari che avevano visto coinvolta Telemar, era nata nel 2008 Oi. Cerberus entrerebbe quindi come terzo incomodo dopo che lo scorso 26 ottobre è arrivata l’offerta per promuovere la fusione tra Tim Brasil e Oi da parte della Letter One di Mikhail Maratovic Fridman con un contributo di 4 miliardi di dollari. Ma c’è anche un’interpretazione più politica della vicenda. Mikhail Maratovic Fridman, magnate delle telecomunicazioni, è oligarca tra i più amati dal Cremlino, la cui ascesa cominciò alla fine degli anni 80 all’ombra di Vladimir Putin, dopo essere arrivato a Mosca come giovanissimo studente ebreo venuto da Leopoli. Al contrario, Cerberus è uno dei gruppi finanziari americani più vicini al governo: fin dai tempi di George Bush, Cerberus era assai vicino alla Casa Bianca, tanto che John William Snow, ex-segretario del Tesoro proprio sotto l’amministrazione Bush, è diventato presidente di Cerberus qualche anno dopo. Inoltre Cerberus stessa è vicina ad At&t, il colosso delle comunicazioni americano, che sembra interessato ad entrare sul mercato brasiliano. Proprio con At&t Cerberus, tre anni fa, ha realizzato un deal sulle Pagine Gialle americane. Sarà fanta-finanza (o fanta-politica) ma, secondo alcuni, l’amministrazione statunitense (soprattutto in una fase come questa di relazioni non proprio idilliache con Mosca) non vedrebbe di buon occhio l’ingresso di un oligarca russo sul mercato carioca. Un mercato, come è noto, che interessa assai gli americani.