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Pirelli, Jp Morgan studia due opzioni sul debito in caso di successo (o fallimento) dell’Opa a 15 euro

Il titolo ormai viaggia costantemente a ridosso dei 15 euro, cioè il prezzo fissato per l’Opa. Per Pirelli l’appuntamento, anzi il giorno della verità è fissato in settembre. A quel punto si saprà se andrà in porto il disegno di Marco Polo Industrial Holding, la ‘bidco’ che a monte della catena è controllata al 65% da ChemChina e al 35% da Camfin: diventata il primo azionista di Pirelli con il 25,97% e ora pronta a lanciare l’Opa obbligatoria totalitaria sul gruppo della Bicocca. Per Pirelli si prepara così l’addio al listino di Piazza Affari. Almeno così sembrerebbe, ma c’è da usare il condizionale. L’intenzione, se Marco Polo riuscirà a detenere oltre il 90% del capitale, è infatto di revocare le azioni dalla quotazione. Ma non tutti sono sicuri che il delisting possa riuscire: nell’azionariato di Pirelli ci sono infatti oggi quasi esclusivamente hedge fund che giocheranno fino all’ultimo (sul filo del rasoio) la partita per riuscire ad ottenere qualcosa di più, quindi un rialzo anche minimo del prezzo di offerta. Dall’altra parte gli offerenti hanno fatto sapere che non intendono in alcuni modo alzare il prezzo che ormai è stato definito a 15 euro. Quindi? Non resta che aspettare settembre ma intanto c’è da registrare un rumors. Sembra che Jp Morgan, cioè la banca americana che ha strutturato il finanziamento miliardario a favore di ChemChina per l’operazione, abbia pensato giustamente di coprirsi le spalle. Come? Secondo il Sole 24 Ore strutturando due tipi di finanziamenti: uno più oneroso in termini di interessi (per il finanziato) dove parte del debito starà nella bidco (cioè Marco Polo) e verrà quindi ripagato solo tramite i dividendi che andranno a monte. E l’altra struttura di finanziamento (meno onerosa come costo del debito) che prevede invece la fusione tra la bidco e Pirelli, con il cash flow direttamente a servizio del debito stesso. Ovviamente questa soluzione verrebbe preferita dai cinesi e da Tronchetti, in quanto costerebbe meno in termini di interessi. Insomma, se non riuscisse il delisting, il costo non sarebbe davvero banale per gli offerenti.