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Le indiane Mahindra e Tata, ma anche le cinesi Saic, Geely e Baic. Le 5 conglomerate che avrebbero bisogno di Pininfarina. Ecco chi è davvero Cheyne Capital

E’ spuntato dal nulla: si sa che avrebbe fatto un’offerta per Pininfarina in competizione con gli indiani di Mahindra. In realtà, il fondo londinese Cheyne Capita, con sedi anche negli Stati Uniti, Bermuda e Svizzera, è un hedge fund e da circa un anno sta seguendo con interesse il rilancio (prima con la ristrutturazione del debito e poi con il nuovo piano di sviluppo) di Pininfarina. Ma ciò che pochi sanno è che proprio Cheyne Capital, lo scorso anno, aveva discusso con Mahindra per un’alleanza volta a conquistare assieme Pininfarina. Poi l’accordo venne sciolto e Cheyne Capital, assistita da Lazard, è restata da sola a esaminare il dossier. L’impressione tra gli addetti ai lavori è che, al momento, l’unica offerta concreta sia quella dell’indiana Mahindra. L’unica che potrebbe accontentare l’azienda e le banche creditrici, visto che un gruppo industriale può trovare sinergie mentre un private equity (o hedge fund che sia) non avrebbe queste capacità. Inoltre Mahidra è uno dei 5 gruppi al mondo che in questo momento potrebbero guardare all’acquisizione di Pininfarina. Gli altri 4, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, sarebbero l’altro colosso indiano Tata, ma anche le cinesi Saic, Geely e Baic. Tutte hanno infatti bisogno di design per la produzione delle loro automobili. Ma questi ultimi 4, al momento, non si sarebbero affatto mossi. Insomma, l’unica offerta vera, assistita da Rothschild e dallo studio Gianni Origoni Grippo, è quella di Mahindra. Almeno per ora.