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Grandi manovre nel settore del fintech italiano fra acquisizioni e Ipo

Grandi manovre sul fintech italiano. Tanti i dossier sul tavolo pronti a partire. L’ultimo, ancora sconosciuto al mercato, è quello che sta studiando il gruppo Iccrea, che riunisce 142 Bcc italiane, volto alla societarizzazione della divisione monetica con successiva ricerca di un partner.
La divisione monetica di Iccrea comprende tutte le attività legate all’emissione e al collocamento delle carte di pagamento e all’accettazione dei pagamenti presso gli esercenti. Carta Bcc è la carta delle banche di credito cooperativo. Attualmente il mondo del credito coperativo è una realtà che colloca circa 2,5 milioni di carte di pagamento (credito, debito e prepagate), con 100.000 Pos e 4.500 Atm.
Ma sono anche altre le partite del fintech, che dovrebbero catalizzare le attenzioni del mondo finanziario nei prossimi mesi. Il settore resta tra i più attivi sul lato M&A, ma anche per eventuali quotazioni. Lo sbarco sul mercato azionario sembra infatti il progetto dei fondi di private equity (Bain Capital, Advent e Clessidra) azionisti di Nexi, la ex-Icbpi, guidata da Paolo Bertoluzzo, anche se non prima del prossimo anno. L’operazione potrebbe valere attorno ai 6 miliardi di euro, issandosi a una delle maggiori Ipo degli ultimi anni.
L’approdo borsistico sembra invece al momento meno probabile, almeno in tempi rapidi, per il gruppo Sia, che vede tra i suoi soci Fsia Investimenti (un veicolo che possiede il 49,48% suddiviso tra Cdp Equity e Poste Italiane in minoranza), F2i (con il 17.05%), Hat Orizzonte (con l’8,64%) e diverse banche con piccole quote (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mediolanum e Deutsche Bank).
Di sicuro, Sia piace a molti potenziali compratori, nel caso i soci dovessero decidere di dismettere le quote in futuro.
È un possibile target ad esempio di Poste Italiane, che è già socio di minoranza e che proprio per studiare un’aggregazione ha dato un mandato esplorativo a Jp Morgan. Sia potrebbe valere tra i 2 e i 3 miliardi di euro e se finissse nel perimetro di Poste nascerebbe un leader (non solo italiano) nei pagamenti. Tuttavia l’operazione con Poste non è facile da realizzare.
Le banche, piccole azioniste di Sia, sono anche i suoi principali clienti. E Poste stessa è sua cliente. Proprio gli istituti bancari sembrano non pienamente in sintonia con una possibile vendita di Sia a Poste, preferendo la strada della quotazione.
Per Sia c’è poi un’altra strada: è noto che anche la stessa Nexi è interessata da tempo all’acquisizione, visto che dall’aggregazione potrebbe nascere un leader europeo con un valore di circa 9 miliardi di euro. Tuttavia al momento non ci sono trattative in tal senso.
Sempre nel settore fintech, gli addetti ai lavori guardano anche a una possibile futura vendita, ma non prima del prossimo anno, delle attività di pagamento di Sisal, che sono state scorporate da quelle di gaming da parte dell’azionista, il fondo Cvc Capital. Sisal Pay è entrata nel settore delle app di pagamenti digitali. Per queste attività potrebbe, in futuro, concretizzarsi l’interesse di qualche banca.