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Di Maio: “Entro fine mese si chiude su Alitalia”. I nodi da sciogliere sulla strada del salvataggio

“Il nostro obiettivo per Alitalia è farla diventare una compagnia strategica per il turismo italiano, per farlo serve un controllo pubblico ma dobbiamo
anche attrarre partner privati. Sono molto fiducioso che entro fine mese si possa chiudere brillantemente anche questo dossier”. Così il vicepremier Luigi Di Maio a Radio Anch’io su Radio 1.

Il vicepremier Di Maio ha dato la sua scadenza. Per quella data quindi succederà davvero quanto promette? Ho qualche dubbio al proposito. Di Maio infatti parla di un’operazione di finanza assai complessa da realizzare, come se fosse un affare tra quattro amici al bar.

Di Maio parla di una conversione di parte del prestito da 900 milioni dello Stato in aggiunta ai denari che dovrebbero portare altri soggetti privati. Non si fanno i nomi ma è ovvio che tutti hanno pensato a soggetti che non sono privati, ma pubblici, come Fs, Poste e altri.

Ora, secondo quanto risulta dagli ultimi rumors, l’idea di unire il Mef a queste aziende di Stato c’è. Ma per realizzarla non bastano poche settimane. Si tratta di un’architettura complessa. Le stesse aziende di Stato, per avvalorare una loro decisione, dovranno fare delle accurate due diligence sui conti di Alitalia.

Inoltre tutta l’architettura, per funzionare, ha bisogno di un socio strategico, cioè di un’altra compagnia aerea. Si è pensato a una compagnia aerea cinese. Ma anche in questo caso si parla di idee e non di accordi concreti. I cinesi, per loro natura, impiegano diversi mesi a visionare un dossier.

Al contrario il riassetto azionario di Alitalia richiede urgenza, perché i commissari con l’amministrazione straordinaria hanno fatto il loro dovere (migliorando per quanto possibile la gestione industriale del gruppo), ma Alitalia perde comunque ancora parecchia cassa: 117 milioni di euro in 17 mesi di amministrazione straordinaria. Questi soldi vanno a ridurre le linee disponibili del prestito dello Stato. Più tempo si aspetta, dunque, maggiore sarà il consumo di capitali originati dal prestito statale.

Detto questo c’è un altro aspetto che Di Maio dimentica. Ma forse in questo caso il continuo botta e risposta con l’Ue su altri temi, ha fatto dimenticare che un salvataggio di Alitalia con l’ingresso del Mef e di aziende statali potrebbe essere visto dalla Ue stessa come aiuto di Stato. O almeno ci sarà da fare un’analisi a tal proposito. Cosa dirà il commissario Margrethe Vestager?