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Ipo affossate a Piazza Affari dalla politica: solo Piovan prova ad attrarre gli investitori esteri

I mercati volatili e negativi di questi tempi, influenzati dalla politica del Governo italiano, in aperto e perenne conflitto con l’Unione europea, un effetto concreto lo stanno già avendo: nel 2018 crolla il numero di Ipo a Piazza Affari, raggiungendo al momento il livello del 2009, post crisi-Lehman, quando si era quotata la sola Yoox.

Quest’anno al momento, eccetto le Ipo sull’Aim e la business combination Guala-Space 4, si è finora quotata la sola Carel Industries. C’è invece stata una fila incredibile di ritiri di possibili matricole, molte delle quali hanno ammainato la bandiera da marzo in poi, post elezioni politiche italiane. L’ultima a ritirarsi è stato ieri il gruppo Sigaro Toscano.

Ora, per fine 2018 si attende solo l’Ipo di Piovan, gruppo veneto che genera l’80 per centi dei ricavi fuori dall’Italia.

Il punto è proprio questo: gli investitori istituzionali esteri sono disposti a sottoscrivere una matricola solo se il cosiddetto rischio Italia è basso, cioè se la stessa matricola è poco correlata all’Italia. E’ il caso di Piovan. Non è il caso del Sigaro Toscano, che genera l’80 per cento dei ricavi in Italia ed opera in un settore (quello del tabacco) che come nel gioco d’azzardo potrebbe essere soggetto a future tassazioni della politica.

Del resto la situazione politica italiana sta preoccupando parecchio gli investitori esteri. E il calo d’interesse per le Ipo è un segnale forte. Ma così si indebolisce un settore che è un volano per l’economia del Paese. Dalle quotazioni le aziende riescono a ottenere risorse per la crescita e anche per creare occupazione quindi.

Senza quotazioni le imprese hanno difficoltà a ottenere capitali, soprattutto in una fase in cui il credito bancario potrebbe tornare ad essere erogato con cautela. E’ un problema, quello della fiducia e dell’affidabilità agli occhi degli investitori esteri, che il nuovo Governo dovrebbe subito mettere in agenda, evitando continui conflitti con l’Unione europea sull’altare di un populismo gridato. Ma in Italia, negli ultimi decenni, le imprese tricolori si sono abituate a dover crescere da sole, senza l’appoggio della politica, in una continua “stabile instabilità”. A maggior ragione in questi giorni.