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Il balletto sui numeri che ha allontanato gli investitori esteri dall’Italia

Che cosa spinge gli investitori esteri a vendere oppure a ricoprirsi sui titoli di Stato italiani? Quali sono state le cause della volatilità dello spread, salito oltre i 300 punti di differenziale con il bund, degli ultimi giorni? Ebbene, sentendo diversi investitori di recente l’impressione che ne emerge è che la motivazione principale per la quale c’è stato un innalzamento così forte nell’ultimo periodo della volatilità italiana non è tanto collegata al valore assoluto dell’indicatore deficit/pil (indicato a 2,4 dal Governo) quanto dalla sensazione di instabilità e poca lucidità che sta dando il Governo.

Chiariamo: se agli investitori esteri fin dall’inizio si fosse data una strategia (quindi deficit/pil al 2,4 il primo anno e poi riduzione), questi ultimi avrebbero avuto un parametro a cui guardare. Invece l’inaffidabilità è emersa dal balletto dei numeri: il ministro dell’Economia Giovanni Tria sembrava infatti sicuro nel puntare a un parametro deficit/pil sotto il 2. Invece poi, sulla scia della spinta soprattutto grillina per il reddito di cittadinanza, questo valore è salito a 2,4.

Ecco: ciò che non sopportano gli investitori esteri è l’inaffidabilità sui numeri. E in questo caso il Governo è stato agli occhi degli investitori esteri inaffidabile: fornendo non una posizione unica fin dall’inizio, da posizioni opposte e contraddittorie per settimane. Non hanno inoltre fatto per niente bene allo spread italiano, le continue voci sulle possibili dimissioni di Tria, anche in questo caso sostenute soprattutto dal Movimento 5 Stelle.

Ora gli occhi degli investitori esteri sono tutti fissati per metà ottobre quando le agenzie di rating internazionali potrebbero abbassare il loro rating sull’Italia: il voto è ancora lontano due gradini dal cosiddetto rating “spazzatura”, quindi ancora in una situazione di relativa tranquillità. Ma bisogna dire che un declassamento non sarebbe ben accolto dagli investitori esteri in quanto alcuni di questi (soprattutto i fondi istituzionali con strategie stabili) non possono avere nei loro portafogli titoli sovrani con rating inferiori a una certa soglia. Insomma, sarebbe un danno importante, visto che l’Italia deve rifinanziare circa una settantina di miliardi di debito pubblico all’anno. I compratori del debito italiano, con un declassamento, potrebbero cambiare: meno fondi istituzionali stabili (alla Blackrock o Vanguard per intenderci) ma più hedge fund interessati a guadagni veloci.