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Milano, ecco perché è diventata l’ultima roccaforte d’Italia contro i populismi finanziari

C’è ormai una separazione netta dal punto di vista finanziario, economico, sociale e politico fra Milano e il resto d’Italia. A Milano, per partire da quest’ultimo aspetto, c’è da ormai diversi anni una giunta con un sindaco di centro-sinistra: prima Giuliano Pisapia e ora Giuseppe Sala. Alle elezioni di marzo, soprattutto a Milano città, Lega e 5 Stelle non hanno sfondato come nel resto d’Italia e il Pd è restato il primo partito. Mentre, secondo gli ultimi sondaggi, i partiti populisti di Lega e 5 stelle hanno il circa il 60% dei consensi, a Milano i partiti progressisti resistono.

Anche dal punto di vista sociale e culturale la situazione è opposta. A Milano c’è il più alto numero di immigrati contrattualizzati ed integrati nella società. In una fase in cui la cultura e la formazione vengono quasi derise (quanti sono gli attuali governanti che neanche hanno finito gli studi?) Milano continua ad avere alcuni primati grazie ad Università come il Politecnico e la Bocconi.

Dal punto di vista economico i segnali di ripresa sono evidenti a Milano, dove accanto a settori trainanti come il lusso, il design, la finanza, anche il real estate sta riprendendosi. Un intero quartiere come Garibaldi-Repubblica ha visto ingenti investimenti di investitori esteri, cioè il fondo sovrano del Qatar. Non è così nel resto d’Italia: a Roma la finanza è sempre minore ad eccezione dei dossier statali e del ruolo ormai a piovra che sta assumendo la Cdp sotto la gestione dei 5 Stelle e della Lega.

E’ appunto il mondo della finanza soprattutto a segnare il maggiore distacco tra Milano e il resto d’Italia. Quel mondo della finanza, sotto il nuovo Governo giallo-verde, è visto con sospetto, quasi rivalsa ed è stato più volte sotto attacco, come complice di quello spread che vorrebbe affossare i destini di Lega e 5 Stelle. Sotto certi aspetti quasi odiato come si è visto nel caso della cacciata politica da Consob del presidente Mario Nava da parte di 5 Stelle e Lega. Nava è un esponente assai stimato a livello internazionale, ma il vicepresidente Luigi Di Maio non ha esitato a definirlo “servitore della grande finanza internazionale”.

Perché ho fatto questa introduzione? Ebbene, nelle ultime settimane ho parlato con diversi investitori, italiani e stranieri, con banche d’affari e operatori economici. In attesa della legge di bilancio, tutti si sono appoggiati alle parole del pacato ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ha cercato di tranquillizzare i mercati sulla legge di Bilancio. Ne è derivata una discesa dello spread tanto odiato da 5 Stelle e Lega e a sorpresa è ripartito il mercato dei bond corporate: tanto che il bond Snam ieri ha avuto una domanda assai elevata. Ma altri indicatori sono il termometro di una fiducia che è stata persa in Italia: gli investitori esteri sono pressoché spariti, le quotazioni (in un anno assai magro come il 2018 con una sola Ipo) non ci sono più da mesi e non ci saranno più fino a fine anno, le attività di fusioni e acquisizioni si sono stoppate sulle grandi operazioni, mentre il mercato M&A sulle Pmi per ora ancora tiene.

Insomma, c’è preoccupazione e timore nel mondo finanziario. Poi magari la legge di bilancio sarà giudicata in modo positivo e i timori svaniranno. Ma soprattutto gli investitori esteri stanno progressivamente togliendo soldi dall’Italia tranne poi decidere di tornarci in futuro se la situazione si chiarirà. Ciò che fa paura sono soprattutto i populismi finanziari: le minacce di nazionalizzazioni forzate, gli sforamenti ai parametri europei, l’attacco allo spread, ma anche in modo più spicciolo piccoli segnali: non è stata presa certo bene dagli investitori stranieri, che possiedono la maggioranza dei centri commerciali italiani, la legge che prevede la chiusura domenicale del commercio. Infatti il valore dei loro asset in portafoglio, in un settore che è già in crisi, rischia di diminuire. Milano, che a ben vedere sia con le amministrazioni di centro-sinistra sia con quelle di centro-destra ha sempre mantenuto il suo carattere distintivo, cosa ci azzecca in questo contesto? Ebbene da molti addetti ai lavori viene vista come l’ultima roccaforte contro i populismi finanziari che rischiano veramente di far scappare gli investitori internazionali. Riuscirà in questa “mission impossible” il capoluogo lombardo?