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La minaccia di nazionalizzazione di Autostrade che spaventa gli investitori e il governo di Madrid

Non si placa la polemica su Autostrade dopo il disastro del ponte Morandi a Genova. Anche oggi di fronte alla difesa del gruppo guidato da Castellucci, che ha sostenuto di aver rispettato tutti gli obblighi della concessione, è arrivata la replica puntuale dei 5 Stelle che hanno giudicato “indecente” la difesa del gestore autostradale della famiglia Benetton.

Di sicuro la fase è complessa. Il rischio nazionalizzazione, anche se poco probabile, continua tuttavia a paventarsi per Atlantia. Con un campanello d’allarme anche su Abertis, operazione per la quale manca l’ultima ratifica da parte del governo iberico. Per gli analisti di Banca Imi, senza Abertis e senza concessione, l’ebitda di Atlantia crollerebbe a 1,2 miliardi di euro da 7 miliardi. Insomma, non sarebbe più la società che tutti oggi conoscono. Ma si tratta comunque di scenari poco probabili perché una nazionalizzazione (soprattutto se espropriazione senza risarcimento) avvicinerebbe l’Italia a casi sudamericani, come l’Argentina di Cristina Kirchner e il Venezuela di Maduro.

Intanto gli investitori sembrano dare per scontato che il rating di Autostrade possa perdere un gradino nei voti delle agenzie di rating: lo dimostra il corso dei bond degli ultimi giorni. A influire sono la vicenda del ponte di Genova e il fatto che sicuramente la società dovrà pagare elevati risarcimenti, oltre a dover mettere sul piatto i soldi per la ricostruzione del Ponte.

Il grande rischio è inoltre che la perdita della concessione possa in qualche modo influire anche sulla partita spagnola, cioè la conquista di Abertis. In ogni caso, secondo diversi addetti ai lavori, dal punto di vista tecnico la conquista di Abertis non sarebbe messa a rischio dai fatti genovesi. Il finanziamento bancario per l’operazione è già stato deliberato, così come è stato costituito il consorzio bancario e sono stati firmati gli impegni finanziari da parte degli istituti di credito coinvolti. Ci sarebbero però un paio di ipotesi che potrebbero rimettere in discussione il dossier.

In caso di revoca della concessione autostradale da parte del Governo italiano (ventilata più volte dai 5 Stelle) scatterebbe infatti l’obbligo di rimborsare il debito in pancia ad Autostrade per l’Italia (circa 10-11 miliardi dei quali una buona parte in obbligazioni dove compare tra le condizioni il mantenimento della concessione). I soldi in questione dovrebbero essere rimborsati ai bond holder grazie al risarcimento chiesto da Atlantia al Governo italiano che dovrebbe attestarsi (al netto dei costi vari) più o meno sulla stessa cifra.

Ma se non dovesse essere così? Cosa succederebbe se il governo italiano decidesse di non concedere quanto scritto nel contratto oppure rivedere le stime del risarcimento? Gli effetti finanziari, in quest’ultimo caso, potrebbero essere pesanti: senza il risarcimento, sarebbe più complicato procedere al rimborso degli obbligazionisti con pesanti ripercussione sull’equilibrio finanziario del gruppo italiano. Evidente, dunque, che in questo scenario l’operazione spagnola potrebbe saltare.

Ovviamente si tratta di eventi estremi, che contemplano anche il caso in cui ci fosse evidenza di colpe gravi sul crollo del ponte da parte di Autostrade (che tuttavia ha dichiarato più volte di aver agito seguendo tutte le norme di sicurezza previste in materia di manutenzione): eventualità che potrebbe far scendere in campo il Governo di Madrid.

  • Claudio Vanzo |

    La cosiddetta sinistra identificata erroneamente nel PD si è distinta con le privatizzazioni, laciando alla cosiddetta destra populista l’impegno civilissimo di nazionalizzare le autostrade.

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