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Carige e Creval, azionisti in movimento: verso i rinnovi dei rispettivi board

Le battaglie alle porte per il rinnovo dei rispettivi consigli di amministrazione fanno risalire in Borsa Carige e Credito Valtellinese a dispetto di un quadro complessivamente depresso per gli istituti di credito quotati. Con le tensioni tra Governo italiano e Ue sempre al centro dell’attualità politica e la prospettiva di un quantitative easing agli sgoccioli che potrebbe far soffrire gli asset bancari italiani, restano sui livelli massimi degli ultimi mesi i rendimenti dei titoli di Stato italiani (Btp 10 anni sopra 3,2% mentre le scadenze a due anni hanno superato di nuovo l’1,3% questa mattina): l’indice del comparto bancario perde l’1,84% con Unicredit pesante(-2,6%) seguita da Ubi(-2,5%). In controtendenza invece Carige (+1,1% a 0,0094 euro) e Creval(+0,3% a 0,0979 euro).

Per la banca ligure, secondo quanto indicato da Radiocor, è già conto alla rovescia per l’assemblea del 20 settembre prossimo da cui uscirà il nuovo board: l’esito è tutt’altro che scontato visto che si profila un testa a testa tra Malacalza Investimenti e l’alleanza Mincione-Volpi-Spinelli per eleggere presidente e vicepresidente ma soprattutto per avere un numero di consiglieri in grado di indicare l’amministratore delegato prescelto (Fabio Innocenzi se prevalesse Malacalza, l’attuale Paolo Fiorentino in caso di affermazione di Mincione).

Ma soprattutto in ballo ci sono le questioni strategiche che vogliono dire da una parte il rispetto dei requisiti patrimoniali chiesti da Bce (e si torna a parlare di un nuovo aumento di capitale a breve), dall’altra una aggregazione. A questo proposito, alle dichiarazioni di Mincione che vedeva ipoteticamente Banco Bpm e Ubi in prima fila per una eventuale combinazione con Carige, i due istituti hanno replicato seccamente di non considerare alcun progetto di questo tipo.

Quasi in fotocopia il caso Creval. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, un cda straordinario di domani convocherà l’assemblea per il prossimo 12 ottobre per la revoca e il rinnovo del cda come richiesto qualche settimana fa da Dgfd, holding di Denis Dumont titolare del 5,78% del capitale della banca di Sondrio. In manovra c’è anche il Credit Agricole (al 5% ma potenzialmente in fase di rafforzamento fino forse a circa il 19%) mentre occorrerà capire come si muoveranno i fondi di investimento a cominciare da Algebris. Secondo qualche casa di investimento, un riallineamento tra composizione dell’azionariato e rappresentanza in cda potrebbe essere positivo per il mercato visti i cambiamenti nella base azionaria della banca avvenuti con l’ultimo aumento di capitale.