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I voti di Assogestioni ago della bilancia nella sfida tra Vivendi e Elliott per il board Telecom. E Cdp…

Assogestioni ago della bilancia in vista dell’assemblea del prossimo 4 maggio. Le liste per il consiglio di amministrazione di Tim vanno presentate entro lunedì 9 aprile, quindi fra tre giorni. E se Vivendi ha già annunciato la sua lista ieri, ora si attendono le mosse sul board dell’avversario Elliott, pronto a indicare una lista che, a suo dire, possa rappresentare gli interessi dei fondi istituzionali.
Ma il vero nodo sarà la decisione di Assogestioni in materia. Il suo ruolo sembra determinante, in quanto l’associazione raccoglie solo l’1,6% del capitale votante di Telecom Italia, ma alla fine è storicamente un benchmark da seguire in modo passivo per molti fondi istituzionali che, alla fine, nelle assise passate hanno votato per la sua lista di minoranza.
Ebbene, Assogestioni sembrava orientata fino a ieri a proporre ancora una propria lista di minoranza, come nel passato, rinunciando quindi a un’intesa (anche tacita) con Elliott. In questo modo una dispersione di voti potrebbe ovviamente complicare il progetto del fondo Usa di sfilare a Vivendi la maggioranza del board.
Del resto, Assogestioni non ha mai espresso nella sua storia consiglieri esecutivi. Si è parlato di una possibile contrarietà di alcuni associati a fare una lista comune con Elliott. Però questa ipotesi di contrasti non trova riscontri. Più che altro l’Associazione, che contattata dal Sole 24 Ore non ha voluto rilasciare commenti, sembrava intenzionata a proseguire nella tradizionale strategia prescelta per le assise di Telecom Italia.
Tuttavia nelle ultime ore, soprattutto alla luce dell’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti nell’azionariato di Telecom Italia, potrebbe prendere corpo la decisione da parte di Assogestioni di non presentare alcuna lista rompendo così la tradizione e le consuetudini passate.
In questo modo Elliott ne potrebbe presentare una propria che catalizzerebbe, oltre ai voti dei fondi comuni, eventualmente anche quelli di Cdp. Infatti i voti dei fondi istituzionali (e lo stesso 1,6% di Assogestioni) saranno fondamentali per arrivare a superare il 25% di Vivendi in assise. C’è infatti da ricordare che le assemblee di Telecom si sono sempre concluse sul filo di lana, molte volte per meno di un punto percentuale.
Ad ogni modo il fondo di Paul Singer sarebbe al lavoro sulla lista per il Cda in queste ore, affiancato secondo i rumors sul dossier da Bluebell Partners (società già alleata del gruppo Usa sul dossier Ansaldo Sts) e dal proxy advisor Georgeson e dal consulente Vitale & Co. Dovrebbe presentarla tra domani e lunedì stesso. C’è da dire che Elliott non ha presentato una sua lista per collegio sindacale, perché quella di Assogestioni corrispondeva ai requisiti richiesti dal fondo americano.
Un segnale, probabilmente, mandato all’Associazione, che ora di fronte all’ingresso in campo di Cdp (e del Governo) potrebbe fare fronte comune. C’è però da usare il condizionale in tutta la vicenda. La presentazione delle liste in vista dell’assemblea del 4 maggio, potrebbe essere vanificata, nel caso il Cda venisse ricostituito nell’assemblea del 24 aprile.

Si segnala anche la recente posizione di Assogestioni in questa Ansa uscita poche ore fa

Il Comitato dei Gestori precisa di essere un “organo autonomo dall’Assogestioni” e, smentendo i rumors, “rende noto che nessuna entità appartenente ai gruppi
Generali o UniCredit ha partecipato al processo decisionale inerente alla formazione e alla presentazione di una lista di candidati per il consiglio di amministrazione” di Tim.
Il Comitato, ricorda la nota, “si compone delle società di gestione, anche non associate all’Assogestioni, che ne sottoscrivono i principi di funzionamento e che detengono azioni delle società quotate per le quali viene valutata la presentazione di liste di minoranza”. Il Protocollo che definisce i compiti e le funzioni del Comitato ricorda che allo stesso compete “la presentazione di candidati per l’elezione di rappresentanti di minoranza” ma i componenti del Comitato “non assumono alcun obbligo circa l’esercizio del diritto di voto nell’assemblea chiamata a nominare i suddetti organi”.
I componenti del Comitato inoltre “prestano la massima attenzione a evitare qualsiasi attività che possa costituire legame o collegamento con gli azionisti di controllo, con gli azionisti che abbiano eletto la maggioranza dei componenti degli organi sociali ovvero abbiano presentato liste volte alla nomina
della maggioranza dei componenti degli organi sociali, nonché con gli azionisti di maggioranza relativa, anche al fine di garantire gli interessi dei propri sottoscrittori e la completa indipendenza delle liste di minoranza”. Questo sembra escludere in via di principio un appoggio a Elliott che si propone appunto
di determinare la maggioranza del cda di Tim. Le liste presentate dal Comitato dei Gestori “sono composte da un numero di candidati inferiore alla metà di quello dei componenti da eleggere, salvo quando ciò sia impedito da disposizioni statutarie dell’emittente” precisa il protocollo.

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