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Private banking italiano verso il consolidamento: dopo Bim e Banca Albertini arriva anche il riassetto Leonardo-Credit Agricole

Il private banking italiano procede verso una fase di forte consolidamento. L’operazione di Credit Agricole su Banca Leonardo arriva al termine di tre settimane roventi per il settore: prima con il passaggio di Banca Intermobiliare, la vecchia Bim di Veneto Banca, al fondo di private equity Attestor. Poi con l’unione tra lo storico marchio Banca Albertini e la piemontese Ersel. Infine proprio con il raid dei francesi sull’istituto fondato da Gerardo Braggiotti.
Del resto, l’aggregazione nel settore del private banking è un processo ormai in atto da anni, non soltanto in Italia ma a livello internazionale. Di solito, a livello europeo, sono stati i grandi colossi bancari del settore a fare il più alto numero di acquisizioni.
In Italia i tre riassetti su Banca Intermobiliare, Banca Albertini e Banca Leonardo hanno avuto esiti diversi a dimostrazione che il mercato tricolore, dove ancora oggi ci sono troppi operatori, vive anche di caratteristiche proprie.
Nel caso di Bim ha avuto la meglio un private equity internazionale come Attestor, già esperto del settore a livello europeo. Si tratta di un finale abbastanza prevedibile in quanto su Banca Intermobiliare sarà necessaro fare un turnaround.
Lo storico marchio di Veneto Banca era tra le cessioni che i commissari dovevano fare al termine della separazione tra le attività di Veneto Banca finite a Intesa Sanpaolo e quelle confluite nella bad bank. Il prezzo pagato per Bim è stato basso, data la mole dei crediti malati in capo all’istituto: solo 24 milioni per il 70% del capitale, valorizzando l’intera banca 34 milioni. In Borsa il giorno prima dell’annuncio Bim quotava 150 milioni. Il conto è presto fatto. Bim ha cumulato 120 milioni di perdite dal 2014 in poi. Ha un livello elevato di deteriorati, ma ha anche masse gestite per 5 miliardi. Inoltre Attestor il prossimo anno potrebbe riconoscere ai venditori un «earn out» massimo di 80 milioni.
Nel caso di Banca Albertini il discorso è diverso. Il gruppo torinese Ersel è entrato nella compagine azionaria di Banca Albertini e lo fa tramite l’acquisto della quota del 64,3% in mano al gruppo elvetico Syz. La valorizzazione complessiva di Banca Albertini, secondo i rumors, è stata di circa 50 milioni. La nuova realtà avrà 70 banker e masse per 18 miliardi: 15 da parte di Ersel e 3 da parte di Banca Albertini . In questo caso l’accordo è stato trovato tra due famiglie italiane (i fondatori sono stati Isidoro Albertini e Renzo Giubergia), presenze storiche di Piazza Affari prima come agenti di cambio e poi come brand nella gestione delle grandi ricchezze.