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Le 23 partecipate del Fondo Italiano in allarme di fronte al testa a testa tra Tikehau e Neuberger

Le 23 aziende partecipate dal Fondo Italiano d’Investimento chiedono continuità nella strategia di gestione in vista della probabile cessione, settimana prossima, del portafoglio del veicolo controllato dalla Cdp: per il quale esistono due offerte, cioè quella dei francesi di Tikehau e un’altra del gruppo Neuberger Berman.
L’appello alla continuità nella gestione arriva per voce di Confindustria, socio della Sgr che gestisce il fondo: i cui quotisti sono invece, oltre alla Cassa Depositi e Prestiti, Intesa Sanpaolo, Unicredit e altre grandi banche italiane. Nelle ultime settimane, man mano che uscivano indiscrezioni sulle due offerte per il portafoglio, le imprese partecipate del Fondo Italiano d’Investimento hanno inviato alcune lettere a Confindustria per esprimere i loro timori sul riassetto in corso di definizione. In vendita c’è infatti un portafoglio di 23 aziende, che oggi fanno capo al fondo gestito da Carlo Mammola: tra le aziende in portafoglio, per citare soltanto alcuni nomi, ci sono Pmi come la Ligabue, la Filmaster, fino alla Surgital e alla Megadyne. Il Fondo Italiano è in minoranza in queste aziende e finora l’approccio utilizzato è stato apprezzato dagli imprenditori: ma i timori di questi ultimi è che, dopo il passaggio del portafoglio a un altro investitore, possa mutare la filosofia di gestione che fino ad oggi ha portato queste Pmi a diventare leader di mercato, a livello globale, nel loro settore specifico.
I quotisti del fondo starebbero infatti scegliendo tra due proposte di acquisto. Da una parte quella della francese Tikehau, gruppo finanziario francese che si sta espandendo anche nel settore del private equity e che ha un importante piano di sviluppo di Italia. Dall’altra parte c’è l’offerta di Neuberger Berman, noto gruppo finanziario americano che in Italia è approdato nel private equity grazie a un’importante alleanza con Intesa Sanpaolo. Lo stesso team attuale di Neuberger è composto da manager con un passato in Intesa Sanpaolo.
La proposta di Neuberger Bergan per il futuro del Fondo Italiano si basa sul lancio di un veicolo quotato sull’Mta per investire in aziende italiane di medie dimensioni non quotate, in linea con i requisiti dell’iniziativa dei Pir, iniziativa voluta a livello istituzionale e politico proprio per dare slancio al settore delle Pmi in Borsa. Infine secondo i rumors, l’offerta di Tikehau, assistito da Leonardo & Co, sarebbe di 300 milioni: quindi, secondo indiscrezioni, più elevata di 15 milioni rispetto a quella di Neuberger Berman. Sempre secondo le indiscrezioni, il testa a testa avrebbe creato anche pareri opposti fra i quotisti del fondo: Unicredit sarebbe infatti a favore dell’offerta di Tikehau, mentre Intesa Sanpaolo opterebbe per quella di Neuberger Berman. Una scelta tra le due proposte ci sarebbe dovuta essere già all’inizio della passata settimana, ma poi una decisione è stata ritardata e ora le attese sono per una conclusione entro i primi giorni della settimana entrante.
La Sgr del Fondo Italiano d’Investimento, guidata appunto da Carlo Mammola, fa capo principalmente a Cdp, all’Abi, a Banca Mps, a Confindustria, a Intesa Sanpaolo, all’Istituto Centrale delle Banche Popolari e a Unicredit. I quotisti del fondo, invece, sono la stessa Cdp e le banche. Da notare che il fondo è nato con una missione precisa: cioè accompagnare le Pmi italiane, il vero tessuto imprenditoriale dell’economia italiana, nella loro strada di sviluppo sui mercati. Una missione che, dunque, le stesse aziende chiedono che venga preservata, anche in caso di vendita del portafoglio a un altro investitore.