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Milan, arrivano stamattina gli ultimi 190 milioni per Fininvest. Prestiti da Huarong

Conto alla rovescia per il closing sul Milan. Mentre Yonghong Li sta finalizzando ad Hong Kong la raccolta dei restanti 190 milioni di euro da dare a Fininvest, la scaletta di marcia per la chiusura dell’affare con la holding della famiglia Berlusconi sembra ormai pronta, tranne sorprese dell’ultima ora: il braccio destro Han Li è già atterrato a Milano e giovedì è previsto il closing, con le firme sui contratti, mentre venerdì in mattinata è programmata la conferenza stampa a Casa Milan e l’assemblea dei soci e nel pomeriggio la riunione del nuovo Cda che sarà guidato da Marco Fassone.
Si avvicina, dunque, la fine della oltre trentennale proprietà di Silvio Berlusconi sul Milan. Questa volta non dovrebbe esserci un nuovo rinvio della chiusura dell’operazione, dopo i due già archiviati ai primi di dicembre e ai primi di marzo. Tuttavia Yonghong Li dovrà completare la sua impresa ad alto rischio: cioè raccogliere gli ultimi soldi necessari (190 milioni) dopo i 250 milioni già versati a Fininvest e i 180 milioni prestati dal gruppo statunitense Elliott (supportato dalla società londinese Blue Skye) per finanziare l’acquisizione (a cui si aggiungono altri prestiti per 125 milioni per le necessità del club rossonero).
Dove sta trovando Yonghong Li questa ulteriore somma? Il copione sarebbe più o meno lo stesso seguito in occasione delle altre caparre: cioè in parte sarebbero risorse dello stesso uomo d’affari e, in parte, ci sarebbe ancora il finanziamento di Huarong, attiva sempre tramite una sue sede offshore (probabilmente alle Isole Vergini Britanniche) in modo da superare possibili veti delle autorità governative cinesi all’espatrio di capitali. Solo nel caso in cui, al momento improbabile, Mr Li non riuscisse a raccogliere tutta questa somma, potrebbe profilarsi un altro rinvio.
Ma secondo indiscrezioni vicine all’entourage di Yonghong Li, al momento tutto sta procedendo secondo programmi e Rossoneri Sport Investment Luxembourg (veicolo creato per effettuare l’operazione) avrebbe tutti i fondi necessari.
Così le ultime novità riguarderebbero il nuovo Cda. Mentre Silvio Berlusconi sembra propenso a rifiutare la presidenza onoraria, sembra ormai definito un board a otto membri (4 cinesi e 4 italiani) dove ai nomi di Fassone, Marco Patuano e dell’avvocato Roberto Cappelli si dovrebbe aggiungere, come indipendente, Paolo Scaroni, ex-Ad di Eni. Nel Cda entrerà anche, ma come osservatore, un manager di Blue Skye, cioè Salvatore Cerchione. Infine verrà costituito un comitato consultivo dei creditori (formato da Franck Tuil, manager di Elliott, e da Gianluca D’Avanzo) che verrà informato da Fassone sul business plan del club.Così Yonghong Li (assieme ai suoi advisor Gianni Origoni Grippo Cappelli e Rotschild) sta finendo di giocare la sua partita ad alto rischio: dal closing in avanti dovrà lavorare intensamente per raddoppiare il giro d’affari del club, grazie allo sviluppo in Cina, e puntare all’Ipo in Hong Kong in 18 mesi. Secondo le interpretazioni di alcuni osservatori, potrebbe tentare di farlo in quanto per le società con capitalizzazione superiore ai 500 milioni basta un anno di bilancio in utile e non tre anni.