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Milan, continui rinvii all’arrivo della terza caparra. Ecco come trova i soldi Yonghong Li

Ancora grande confusione, ma qualche informazione in più sotto il cielo milanista. Prima certezza: non sono ancora arrivati i 100 milioni della terza caparra che Fininvest attendeva dall’uomo d’affari Yonghong Li per mettere la firma sul nuovo contratto che è stato redatto tra le parti per posticipare il closing al 7 aprile.

La causa del non arrivo dei 100 milioni? Secondo fonti vicine a una grande banca di Pechino e altre fonti contattate da The Insider, assai vicine al governo cinese, la motivazione sarebbe di tipo burocratico, cioè i documenti richiesti dalla banca dove sono depositati i 100 milioni (che sarebbe anche la banca finanziatrice) non sarebbero sufficienti e sarebbe stata richiesta un’integrazione. Quindi i soldi dovrebbero, ma il condizionale è d’obbligo, arrivare nei prossimi giorni, in modo da prorogare il closing al 7 aprile. Tuttavia il pessimismo comincia a circolare a causa dei continui ritardi: i capitali sarebbero dovuti arrivare prima mercoledì, poi giovedì e ora si va invece alla prossima settimana.

Che dire? In questa vicenda la confusione resta dominante e le certezze rischiano di venire smentite il giorno dopo. Quindi, con grande cautela, bisognerà aspettare i prossimi giorni.

Nel frattempo, secondo fonti vicine a una grande banca cinese, la rubrica The Insider è in grado di dare in esclusiva la suddivisione della “presunta” provenienza del denaro. Secondo indiscrezioni infatti Yonghong Li, formalmente per la stretta del governo di Pechino sugli investimenti all’estero (ma resta da capire se nei fatti è proprio questa la motivazione), sarebbe rimasto l’unico soggetto della cordata Ses. Quindi non farebbero più parte degli investitori (almeno con gettoni consistenti) né Haixia Capital, né la lista di soggetti che era stata fornita tre settimane fa a Fininvest: cioè la China Costruction Bank, la China Merchants Bank, Huarong e un altro asset manager di Hong Kong.

Tuttavia questi soggetti, che non saranno investitori nell’operazione, potrebbero partecipare come finanziatori di linee di prestito tramite loro consociate in paesi al di fuori della Cina.

Il dato di fatto è che Yonghong Li sta mettendo la maggior parte dei soldi. Somme consistenti che ovviamente aprono a una serie di domande. Come fa Yonghong Li ad avere un patrimonio così consistente in Asia e al di fuori dall’Asia? Da dove arrivano i suoi capitali? Si muove da solo veramente o c’è qualcuno nascosto dietro di lui?

Ma ecco la suddivisione dei capitali finora raccolti.

1) I primi 100 milioni, quelli arrivati in agosto, farebbero capo per circa 60 milioni a Yonghong Li e per 40 milioni ad Haixia Capital. Tuttavia, secondo quanto risulta a The Insider, i 40 milioni sarebbero stati restituiti ad Haixia Capital da Yonghong Li nelle ultime settimane. Infatti Haixia Capital avrebbe dovuto rinunciare all’operazione, in quanto non ha sedi operative al di fuori della Cina ed inoltre è collegata al governo cinese. Resta da capire dove abbia preso Yonghong Li i capitali per rimborsare Haixia.

2) I secondi 100 milioni, quelli pagati a dicembre, sarebbero stati prestati a Yonghong Li da Huarong, per la precisione la sede della banca alle Isole Vergini. Questi soldi sarebbero però stati rimborsati dallo stesso Yonghong Li nell’ultimo mese a Huarong stessa. Anche in questo caso resta da capire dove abbia preso Yonghong Li i capitali per rimborsare Huarong.

3) Gli ulteriori 100 milioni della caparra, quelli che in teoria dovrebbero arrivare nei prossimi giorni a Fininvest, secondo fonti vicine a una grande banca d’affari cinese sarebbero stati finanziati da un istituto asiatico di medie dimensioni. Lo stesso che avrebbe chiesto un’integrazione della documentazione, causando un ritardo di alcuni giorni. Yonghong Li dovrebbe rimborsare pure questa somma nei prossimi mesi.

Ovvio che gli interrogativi restano tanti. Come fa Yonghong Li a trovare queste ingenti somme? A maggior ragione se si pensa che lo stesso Yonghong Li dovrebbe in teoria perdere tutto se non riuscirà ad onorare gli impegni, anche se secondo qualche addetto ai lavori ci potrebbe essere una clausola a “elastico” nascosta nei contratti.

Per chiudere l’operazione all’uomo d’affari cinese serviranno inoltre circa 400 milioni di euro. Così suddivisi: 220 milioni a Fininvest (per arrivare alla valutazione finale come equity (cioè 520 milioni formati da 300 milioni di caparra + 220 milioni da dare il 7 aprile), più altri 70-80 milioni a Fininvest per rimborsare la gestione degli ultimi mesi, più altri 100 milioni di prestito soci per gli investimenti sul Milan. In tutto per Yonghong Li l’investimento per iniziare (senza quindi ulteriori spese future) è di circa 700 milioni. Dove trovi queste somme l’uomo d’affari è un mistero, ma probabilmente Fininvest e Unicredit (la banca depositaria in Italia delle somme) avranno preso le loro precauzioni sulla tracciabilità del denaro. Proprio con questo obiettivo l’avvocato di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, secondo quanto indicato da Repubblica, avrebbe portato alla Procura di Milano la documentazione sui capitali già arrivati per dimostrare l’assoluta correttezza dei pagamenti ricevuti.