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Alle banche italiane servono 11,7 miliardi per risolvere la “grana” Npl

Il deconsolidamento delle sofferenze (Npl) da parte delle banche italiane seguite da Credit Suisse (Intesa, Unicredit e Ubi Banca) provocherebbe un deficit di capitale di 11,7 miliardi a causa degli accantonamenti aggiuntivi e del costo della equity tranche. E’ quanto stimano gli analisti del gruppo elvetico in un report dedicato alle banche italiane. Credit Suisse non considera nella sua ricerca Mps in quanto la banche, parte del consorzio di garanzia, è ‘restricted’. Minore sarebbe invece il deficit di capitale nel caso di pulizia dei crediti deteriorati attraverso un incremento delle coperture dal 49% al 57% su un portafoglio complessivo di esposizioni non performing di 151,7 miliardi di euro: in questo caso il fabbisogno di accantonamenti aggiuntivi dopo le tasse sarebbe di 8,3 miliardi di euro. Delle tre banche esaminate Credit Suisse mantiene la sua preferenza per Intesa Sanpaolo in quanto il core business è “altamente redditizio” sia in termini di attività bancaria che di wealth management. Quanto a Unicredit, Credit Suisse ritiene che servano “azioni coraggiose” rappresentante dalla vendita di asset profittevoli per ricostituire il capitale e dal deconsolidamento di quelli non profittevoli per recuperare redditività. Secondo Credit Suisse Unicredit dovrebbe vendere (o fare degli spin-off) di Fineco, Pekao, Pioneer (con il collocamento del 30% del capitale attraverso un’Ipo) e della non-core bank.