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Eon studia l’incasso dello spezzatino italiano

Per Eon Italia la vendita delle attività italiane resta dossier di difficile soluzione. La multinazionale dell’energia tedesca punta ad incassare dalla dismissione 2 miliardi di euro: sul tavolo ci sono 6 gigawatt di generazione fra gas, carbone e rinnovabili, anche energia idroelettrica, cui si aggiungono le quote nel rigassificatore Olt e del progetto del gasdotto Tap, ma pure circa 900.000 clienti. Tuttavia le proposte ricevute (da quella di Erg per le rinnovabili a quella della ceca Eph per le sole centrali a gas fino a Italtrading ed Hera per i clienti) potrebbero non bastare a vendere tutti gli asset in Italia e soprattutto potrebbero non consentire l’incasso previsto di 2 miliardi. In Italia (basta pensare a Sorgenia) c’è un eccesso di offerta di impianti che in questo momento non trova compratori. Inoltre sembra per ora debole anche la strada della fusione tra Eon Italia e Edison, visto che l’offerta dei francesi di Edf non sarebbe ancora all’altezza delle attese tedesche. C’è quindi da prevedere che l’asta sulle attività italiane di Eon non abbia tempi così brevi.