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Della Valle a gamba tesa sull’addio a Italo: ho incassato ma non volevo vendere e non ero in consiglio per oppormi

E, come in tutte le vicende di questo tipo, non poteva mancare la voce dissenziente dopo la cessione di Italo agli americani di Gip. A conferma che c’era stata una spaccatura tra i soci del gruppo privato dei treni, è sceso in campo l’azionista Diego Della Valle, socio fondatore di Italo-Ntv con il 17,14% del capitale, a dire la sua sulla vicenda: “”Per quanto mi riguarda – afferma in un comunicato – la società Ntv era giusto quotarla e sempre secondo il mio pensiero il nucleo storico di imprenditori italiani sarebbe dovuto rimanere unito alla guida della società per controllarne lo sviluppo futuro, che si prospetta ottimo”.

Ma quello che fa una certa sensazione è un altro passaggio del comunicato: “”Nell’occasione del rinnovo del consiglio di amministrazione di Ntv fatto circa un mese fa io e le persone che rappresentavano la mia quota azionaria non abbiamo aderito alla formazione del nuovo consiglio perché non eravamo d’accordo su alcune delle cose che ci venivano proposte, primo tra queste la non garanzia del mantenimento della guida della società da parte degli azionisti industriali italiani per un lungo periodo; rimanendo quindi fuori dal consiglio non abbiamo partecipato ad alcuna decisione riguardante l’eventuale Ipo o vendita di Ntv. Quando per le vie ufficiali ci è stato comunicato che tutti gli altri azionisti avevano deciso di vendere, abbiamo dovuto prenderne atto e di conseguenza vendere anche il nostro pacchetto azionario per evitare di rimanere azionisti di minoranza e non influenti”.

Quindi in pratica, secondo quanto afferma Della Valle, gli altri soci (quindi Montezemolo, Flavio Cattaneo e Intesa Sanpaolo e altri) avrebbero deciso di cedere senza che lui potesse ostacolare la decisione (non era in Cda) e dovendo accettare la vendita a cose ormai fatte. E inoltre già un mese fa, dice Della Valle, era stata ventilata la possibilità di non mantenere la guida italiana dell’azienda. Insomma, secondo quanto dice il proprietario della Tod’s e presidente della Fiorentina, il sentore che potesse arrivare qualcuno a mettere un super-assegno sul tavolo c’era già un mese fa.

Termina quindi con una polemica la cessione di Italo agli americani.

Al di là delle polemiche, le certezze sono le cifre elevatissime incassate dai venditori. Lo stesso della Valle incassa ben 344 milioni di euro.

Nella transazione conclusasi l’altro ieri il fondo Global Infrastructures Partners valuta infatti Italo 1,98 miliardi di euro cui aggiungere oltre 400 milioni di debiti: per un valore d’impresa di poco meno di 2,5 miliardi. Si tratta di una cifra che un’Ipo, nella attuale situazione, non avrebbe mai pagato.

Con ricchi incassi per tutti, anche se bisogna considerare gli investimenti e le risorse apportate dai soci in questi anni. Per fare un confronto numerico, a distanza di 8 mesi, l’offerta da 1,98 miliardi di euro per il 100% di Italo è poco meno di 4 volte il valore dell’equity sul quale sono state definite nell’estate scorsa l’ingresso del fondo Peninsula Capital e, poco dopo, l’aumento di capitale da 15 milioni di euro riservato all’ad Flavio Cattaneo.

L’offerta del fondo americano valorizza il pacchetto azionario di Cattaneo 115 milioni, mentre quello di Peninsula 250 milioni (rispetto ai 65 milioni investiti). Intesa Sanpaolo, principale azionista con il 18,81%, dovrebbe arrivare ad incassare 376 milioni. I tre soci fondatori riuniti nella holding Mdp (Della Valle con il 17,4%, Montezemolo con il 12,71% e Gianni Punzo con il 7,85%) si divideranno un incasso di circa 750 milioni di euro. La stessa Generali, che detiene il 14,31% attraverso la società Allegro Sarl, incasserà 283 milioni. A Isabella Seragnoli andranno invece 110 milioni e ad Alberto Bombassei 94 milioni.

  • lui la plume |

    Spiace il desiderio del controllo assoluto di qualcosa, spiace il rifiuto di una posizione di minoranza. Entrambe le posizioni denotano una forma di debolezza.

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