Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
yonghong_li_1_acmilan

Milan, ecco perché i veleni elettorali e giudiziari rischiano di far fallire il rifinanziamento

Ps: un ultimo accenno, da vecchio osservatore delle vicende finanziarie (e politiche) di questo Paese. L’articolo sul New York Times su Mr Li con dubbi sulla provenienza dei soldi, l’attacco dei 5 Stelle che in Parlamento chiede lumi sulla proprietà del Milan, il ritorno di Silvio Berlusconi in politica con buone possibilità di essere addirittura ago della bilancia nelle prossime elezioni politiche. Tanti indizi mi fanno pensare a qualcosa che potrebbe succedere.

Con questa chiosa finale terminavo un articolo del 6 dicembre scorso. Ebbene, di fronte a diverse domande dei lettori sul significato della mia frase finale “tanti indizi mi fanno pensare a qualcosa che potrebbe succedere” ero stato volutamente criptico e vago. Ma il mio pensiero andava proprio all’ipotesi giudiziaria.

Ora i miei timori di inizio dicembre si sono concretizzati: in modo violento vista la polemica che si è venuta a creare. L’articolo de La Stampa ha spiegato che esisterebbe una inchiesta della Procura di Milano sulla cessione del Milan. Ma, dopo alcune ore, è arrivata la smentita del Procuratore capo Francesco Greco: “Allo stato non esiste alcun procedimento sul Milan”. Ma il quotidiano La Stampa ha ribattuto: è tutto vero confermando l’inizio dell’inchiesta. Ne è nata una bagarre con minaccia di querele da parte dell’avvocato di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini.

L’unica vera certezza, a questo punto, è che la confusione e i timori giudiziari potrebbero danneggiare lo stato delle trattative per il rifinanziamento del club rossonero, che deve 360 milioni al fondo americano Elliott, da restituire entro il mese di ottobre. I fondi statunitensi e le banche americane, principali controparti in questa fase delle negoziazioni per sostituirsi ad Elliott, sono infatti particolarmente sensibili a notizie di questo tipo, anche se in questo caso sono state smentite.

L’ipotesi allo studio da parte della Procura, sempre secondo quanto scrive La Stampa, sarebbe che il prezzo di vendita del Milan sarebbe stato volutamente gonfiato.

Ma la domanda che bisogna farsi è anche un’altra. Ormai da diverso tempo circolavano indiscrezioni sulla transazione, al punto che queste voci erano uscite dal ristretto ambiente finanziario milanese ed erano giunte fino alla Capitale.

Tanto che, secondo alcune ricostruzioni, l’uscita a gamba tesa di James Pallotta, presidente della As Roma, a fine luglio (“Milan, dove trovi i soldi”) erano motivate proprio anche da quei rumors giudiziari di cui tutti sussurravano senza sapere se fossero veri. C’è da dire, che come avviene solitamente in tutte le transazioni di questo tipo che comportano importanti flussi di denari, ci sarebbe stata una segnalazione dall’ufficio apposito di Banca d’Italia alla Procura. Ma nulla era successo.

Tanto che l’avvocato di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini, al momento della chiusura dell’operazione con Fininvest, aveva già avviato contatti con la Procura di Milano, per evitare successive inchieste, con l’obiettivo di evidenziare la regolarità dei flussi di denaro.

Bisogna però ricordare che la transazione della vendita del Milan non nasce con Mr Yonghong Li ma ha un’origine più lontana: nasce con Mr Bee Taechaubol e con altri misteriosi compratori che si sono avvicinati al club. Quindi sulla transazione c’è sempre stato un velo di mistero.

Ma fino ad oggi non era emerso nulla di penalmente rilevante. Perché dunque questa entrata a gamba tesa proprio in questo momento? La Procura starebbe forse per muoversi con una rogatoria e quel “allo stato ” del procuratore capo Francesco Greco va da interpretarsi in questo senso?

Di sicuro, il clima politico, in vista delle elezioni di marzo, non sta aiutando per niente. E la tempistica fa riflettere. Come ho scritto a inizio dicembre tanti indizi si stavano aggiungendo: “L’articolo sul New York Times su Mr Li con dubbi sulla provenienza dei soldi, l’attacco dei 5 Stelle che in Parlamento chiede lumi sulla proprietà del Milan, il ritorno di Silvio Berlusconi in politica con buone possibilità di essere addirittura ago della bilancia nelle prossime elezioni politiche”. Ora si aggiunge il giallo di stamattina, con una presunta indagine della Procura in prima pagina sui giornali, ma smentita seccamente dal capo della Procura milanese. E sembra solo l’antipasto delle polemiche che preannunciano la campagna elettorale.