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Procede verso la Borsa Nexi-Cartasì: sbarco a fine 2018

Nexi, il gruppo nato dall’Istituto Centrale delle Banche Popolari (Icbpi) e da CartaSi, punta alla quotazione a Piazza Affari. Il piano dovrebbe entrare nel vivo il prossimo anno con uno sbarco che si potrebbe concretizzare tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. L’approdo a Piazza Affari sarebbe infatti la cosiddetta wayout prevista dai fondi di private equity proprietari di Nexi, cioè Bain Capital, Advent e Clessidra, raccolti nel veicolo Mercury. In queste ultime settimane, secondo indiscrezioni, diverse banche d’affari internazionali avrebbero sondato gli azionisti di Nexi per capire i tempi dell’Ipo, che potrebbe essere una delle più significative dei prossimi mesi, visto che potrebbe valere diversi miliardi di euro, andando così a competere con l’operazione che lancerà Fca su Magneti Marelli.
Del resto, Nexi ha cambiato totalmente fisionomia rispetto a quella che era la vecchia Icbpi, società leader in Italia nel settore della monetica, pagamenti e securities services, che controlla CartaSì, ceduta dalle banche popolari al consorzio di fondi nel 2015 per oltre 2 miliardi di euro. Importanti sono state soprattutto una serie di acquisizioni. In quest’ottica, nel corso del 2016 il gruppo ICBPI – CartaSi e i suoi azionisti hanno avviato diverse operazioni, del valore di quasi due miliardi, per l’acquisizione di aziende e attività specializzate nel mondo della monetica e dei pagamenti: Bassilichi, le attività di merchant acquiring di Monte dei Paschi di Siena e di Deutsche Bank Spa, Isp Processing (Setefi – Isp
cards) da Intesa Sanpaolo, quest’ultima operazione fatta direttamente dai fondi azionisti. Infine, a novembre, è arrivato il rebranding del gruppo con il nuovo nome Nexi. In questa crescita esponenziale c’è stata anche l’emissione di 2,3 miliardi di euro di bond in quattro tranche da parte della holding Mercury. Oggi il gruppo gestisce 27 milioni di carte di pagamento e 2,7 miliardi di transazioni ogni anno, può contare su 733 mila punti vendita convenzionati in Italia e vanta 120 miliardi di euro transati. L’obiettivo è dunque diventare la paytech delle banche, cioè il partner per sviluppare soluzioni fintech nel settore dei pagamenti. Il piano industriale 2017-2021 dell’amministratore delegato Paolo Bertoluzzo è molto ambizioso in questa direzione. La ciliegina finale sarà la quotazione e i motori stanno andando a pieno ritmo verso questo traguardo, anche se lo sbarco non è imminente: tra fine 2018 e inizio 2019.
Nel frattempo i dati economici sono in crescita e i risultati dovrebbero essere pienamente visibili a fine 2018. Nel 2016 c’è stata una crescita dei ricavi, dei margini e degli investimenti. I ricavi operativi sono saliti a 688,5 milioni. L’Ebitda è risultato pari a 227,3 milioni, segnando un +13,2% rispetto al 2015. Gli investimenti per progetti di Ict sono aumentati del 34,2% rispetto a quelli realizzati nell’anno precedente. L’utile netto d’esercizio ha toccato i 104 milioni, in crescita del 14,9% rispetto al 2015. Secondo quanto previsto nel piano industriale nei prossimi anni verrà investito più di un miliardo di euro per lo sviluppo di tecnologie innovative, di nuove competenze e della partnership con le banche.
Investimento che sommato ai circa 2 miliardi di euro impiegati dai nuovi azionisti per l’acquisizione del gruppo e gli ulteriori 2 miliardi utilizzati per le successive operazioni di scala, portano l’investimento complessivo a circa 5 miliardi di euro, il più grande mai realizzato da fondi di private equity in Italia e tra i primi in Europa.
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  • MARIO TURLA |

    Come mai il giornalista non riporta che dei 5 miliardi di investimento pare che almeno 2,5 o più siano a debito, con una emissione di bond da parte di Mercury (azienda che detiene le quote di Nexi). Inoltre questi Bond rendono 7/8%, e con un rating di B3 (Speculativo, alto rischio d’insolvenza.). Ma traiamo le conclusioni aziende comprate a debito, con voci che parte di questi bond siano presi dalle stesse banche venditrici. Probabilmente insostenibilità finanziaria nell’onorare gli interessi per troppo tempo e necessità di andare in borsa velocemente per scaricare il debito sopravalutando le azioni ed uscire dall’operazione. Il resto è la fotocopia di tante operazioni del passato………

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