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Continua il braccio di ferro tra Consob e Vivendi. I francesi: nessun controllo di fatto su Telecom

Continua il braccio di ferro tra il colosso francese Vivendi, azionista di riferimento di Telecom Italia, e la Consob. Vivendi «conferma di non esercitare alcun controllo di fatto su Telecom Italia ai sensi dell’articolo 93 del Testo unico della finanza e dell’articolo 2359 del codice civile». Così il gruppo francese in un comunicato risponde alla richiesta pervenuta da Consob tramite l’Authority des Marchés Financiers francese. La partecipazione del 23,9% detenuta in Telecom Italia – sottolinea Vivendi – «non è sufficiente a determinare alcuno stabile esercizio di una influenza dominante sulle assemblee dei soci di Telecom Italia». Il braccio di ferro continua da luglio quando la Guardia di Finanza ha ispezionato gli uffici di Telecom di Milano e Roma su indicazione della Consob. Quest’ultima intende accertare la natura dei rapporti tra Tim e Vivendi e l’influenza del socio transalpino. Se Consob dovesse accertare che Vivendi esercita un controllo di fatto su Telecom, scatterebbe probabilmente – via coordinamento con l’Amf – l’obbligo di consolidamento del debito che i precedenti azionisti di riferimento, Olimpia e Telco, erano riusciti a evitare.
Il gruppo francese presieduto da Vincent Bolloré (che ne è anche il principale azionista), sottolinea al contrario che «da tutti i dati empirici, ivi inclusa la presenza alle assemblee ordinarie dei soci di Telecom Italia a decorrere dal 22 giugno 2015 fino al 4 maggio 2017, la partecipazione detenuta dai presenti e l’esito delle deliberazioni assunte, emerge univocamente che Vivendi non detiene una posizione di controllo nelle assemblee ordinarie dei soci di Telecom Italia». Il cda di Telecom Italia – si legge inoltre nel comunicato – ha preso atto dell’avvio dell’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento, ai sensi dell’articolo 2497-bis del Codice Civile, con riferimento alle circostanze fattuali specifiche menzionate da Telecom» nel comunicato dello scorso 4 agosto e «tale attività non può essere considerata, in forza degli applicabili principi dell’ordinamento italiano, quale evidenza della sussistenza di una posizione di controllo di fatto». Secondo il gruppo francese «le norme riguardanti l’attività di direzione e coordinamento sono finalizzate a definire e ad assicurare adeguata evidenza dei doveri e delle responsabilità derivanti dall’esercizio fattuale, da parte di un socio, di un’attività imprenditoriale e di direzione a livello manageriale». Le norme sul controllo di fatto, previste dall’articolo 2359 del Codice Civile, invece «sono applicabili solo in caso di una stabile posizione di controllo esercitato a livello assembleare, insussistente nel caso di specie». Quanto all’esistenza di un controllo ai sensi dei principi contabili internazionali relativi al bilancio consolidato, Vivendi ricorda quanto ha indicato nella sua più recente relazione finanziaria, quella sui conti del primo trimestre, pubblicata l’11 maggio scorso e conferma che «non ritiene di avere il potere di governare le politiche finanziarie e operative di Telecom Italia, in conformità all’Ifrs 10», ovvero il principio contabile che riguarda il perimetro di consolidamento di un bilancio. Il gruppo francese precisa che il mercato francese e quello italiano saranno informati in occasione della pubblicazione della relazione semestrale nell’ipotesi in cui dovesse assumere una valutazione diversa in proposito, ipotesi, peraltro, «non attesa al momento». Vivendi pubblicherà i conti semestrali il prossimo 31 agosto.