Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
raggi

Grandi investitori a caccia di hotel 5 stelle a Roma. La vicenda palazzo Curtatone

A Roma i grandi investitori in real estate sono a caccia di trophy asset: cioè immobili di prestigio o palazzi da convertire in grandi alberghi. In particolare la caccia va verso le location a 5 stelle, che a Roma mancano rispetto ad altre capitali europee come Londra e Parigi. Basta pensare a grandi nomi del settore alberghiero che potrebbero trovare location a Roma, come Four Season, Park Hyatt, Mandarin. Inoltre le attenzioni sono sui bei palazzi del gruppo Scarpellini in vendita. Ma c’è un nodo cruciale da risolvere. Gli investitori a Roma temono un rischio politico-regolatorio. Insomma, stanno cercando asset in centro senza rischi urbanistici per non passare dal Comune di Roma, prima scosso da Mafia Capitale e oggi sommerso dalle polemiche sul neo-sindaco di Roma Virginia Raggi.
Uno degli episodi incriminati dai potenziali investitori, una mina che potrebbe farli fuggire frettolosamente da Roma, è ben rappresentato dalla storia di Palazzo Curtatone, che dimostra il rischio paventato di incertezza delle regole che è fumo negli occhi per gli investitori. Questo palazzo, comprato tre anni e mezzo fa dal fondo immobiliare Omega gestito da Idea Fimit e sottoscritto da investitori istituzionali e da vari fondi pensione (fra i quali quello dei dipendenti Sanpaolo), è ormai occupato da quasi tre anni. L’ex sede Federconsorzi e Ispra, a due passi dalla stazione Termini, doveva essere riconvertito in un grande hotel a 5 stelle. Già 6 mesi fa questa rubrica aveva acceso i riflettori sull’occupazione che è ormai costata ad oggi al fondo Omega circa 5 milioni di euro, in termini di utenze e tasse di proprietà. Ad occuparlo erano stati prima fantomatici movimenti per il diritto alla casa e, successivamente, circa 450 persone, per lo più rifugiati di nazionalità etiope ed eritrea. Malgrado le rassicurazioni di sei mesi fa del ministro dell’Interno Angelino Alfano sull’imminenza di uno sgombero, dunque con l’individuazione di una sistemazione degna e alternativa a cui hanno diritto i rifugiati, la “patata bollente” continua a non essere risolta da nessuno: né dal Governo, né dal Comune di Roma, né dalla Questura, malgrado ci sia un decreto di sfratto che tutti si guardano bene da eseguire. Così ormai il numero dei rifugiati nel palazzo ha superato le 500 unità, con evidenti problemi di ordine pubblico. Un caso di illegalità, ormai accettata nella più assoluta indifferenza delle Autorità, che i grandi investitori internazionali non comprendono. Una mancanza di regole che potrebbe farli scappare da Roma a vantaggio delle altri grandi capitali europee.